IPNOSI

Psicodinamiche della vita quotidiana tra il sonno e la veglia.
Motivazioni e cambiamento.

 

Introduzione

"...Tu devi fare uno studio su Platone o sul vangelo [...] ma guardati bene dall'agire secondo il vangelo. Devi essere oggettivo, guarda da chi Cristo ha preso quelle parole [...] Naturalmente parole che valevano riguardo all'epoca, adesso la scienza sa come stanno le cose, e tu non te ne devi incaricare. Quando hai messo insieme il tuo libro...allora puoi andare a giuocare."
C. Michelstaedter
La Persuasione e la retorica


La prima volta che ho sentito parlare dell'ipnosi risale a molti anni fa, quando la televisione trasmetteva le vignette di Mandrake. Ricordo poi, in una trasmissione pomeridiana (di quelle che oggi chiameremmo 'contenitore') un dottore che presentava una sua paziente sulla quarantina che, in seguito a conteggi e suggestioni, scriveva, disegnava e parlava come una bambina di sei-sette anni, e al risveglio dall'ipnosi non ricordavano quasi nulla.
Circa dieci anni fa iniziai ad interessarmi di varie cose, apparentemente slegate tra loro. Lessi molti libri e iniziai a partecipare a qualche conferenza (a Torino certi argomenti hanno da sempre suscitato un certo interesse) : dai poteri della mente alle filosofie orientali, dallo Yoga all'antroposofia, dai paradossi matematici ai classici greci.
Sei anni fa iniziai a riscoprire il piacere del movimento e del contatto attraverso il Tai Chi e lo Shiatsu, abbraciando uno stile di vita meno teorico, più coinvolgente ed 'esperienziale'.
Ho frequentato diverse scuole e mi sono misurato con molteplici discipline: dalle Arti Marziali allo Sciamanesimo, dal Cristianesimo alla Meditazione Zen, dalla psicologia ai fenomeni paranormali, per approdare a quelle che oggi considero delle mie 'costanti': il Massaggio Tradizionale Cinese e il Qi Gong, che - curioso - costituiscono proprio le basi delle Arti Marziali e dello Shiatsu, da cui ero partito anni fa.
In questi anni, mi sono di tanto in tanto imbattuto in complicati esercizi di visualizzazione, in pratiche suggestive di rilassamento, in addestramenti atti ad una maggior sensibilizzazione ed ho sentito spesso parlare di trance, autosuggestione e stati di coscienza.
Intanto mi capitava sempre più spesso di lavorare, studiare e far pratica in gruppo. Quando conoscevo nuove persone durante i seminari mi piaceva notare le dinamiche che si sviluppavano all'interno del team e intanto sentivo per la prima volta termini come comunicazione non verbale (CNV) o programmazione neurolinguistica (PNL), mentre letture orientate mi iniziavano a sottili sfumature (rapporto e relazione, intelligenza emotiva e pensiero laterale).
Dopo aver partecipato ad un seminario di P. Minio, lessi "La mia voce ti accompagnerà" di Erickson. In quel libro trovai una moltitudine di spunti, di considerazioni e di piccole pillole di saggezza da coprire l'intera esistenza!
Nel '98 seguii un corso di ipnosi presso la scuola di Valerio Sanfo. Le prime tecniche (i compiti a casa!), eseguiti con alcuni miei amici, diedero risultati inaspettati e sorprendenti.

Scopo della presente opera è di fornire spunti, suscitare discussioni, stimolare la ricerca. Non è mio obbiettivo giungere a delle conclusioni. L'epilogo è quindi lasciato al lettore, in base alla sua sensibilità, alle sue personali esperienze, ai suoi interessi e alla sua capacità di mettersi in discussione.
Del resto non potrebbe essere molto diverso: l'unica cosa veramente evidente dalla consultazione di vari autori è che non esiste una definizione unica ed universalmente accettata nè dell'ipnosi in quanto tale, nè una classificazione delle sue forme, nè una teoria esaustiva su cause ed effetti.
Tratterò molti argomenti, alcuni strettamente legati al quotidiano come la comunicazione, il cinema, lo sport, la religione, altri più specifici come l'ipnosi clinica, le regressioni, trance e controtrance. L'intento è quello di mostrare l'estrema varietà di applicazioni, l'attualità e la portata dell'argomento.
Presenterò inoltre alcuni concetti o schemi "riassuntivi": in parte originali, in parte elaborazioni e collage di idee già scritte da Altri. Di nuovo, questa opera non pretende di essere coerente da un punto di vista logico o filosofico, ma piuttosto di inquadrare tematiche, problemi aperti e posizioni contrastanti e di fornire un linguaggio di riferimento comune.
L'ipnosi è fondamentalmente, da provare, da notare nella vita quotidiana e da 'spiare' dentro di sè. Rimani sempre nella mente (Osho), ma impari qualcosa di più, qualcosa di diverso che hai sempre avuto, ma a cui raramente il mondo presta attenzione. E proprio di attenzione si tratta: un'apertura, una direzione, uno stato della mente verso qualcosa di più grande. Non è perdita di coscienza, ma accesso ad un livello superiore.
In contesti in cui tutto sembra preordinato, lineare, finemente organizzato, essere ipnotizzatori vuol dire riscoprire la creatività: Erickson stesso afferma "Ci sono tante tecniche di ipnosi quante sono le persone sulla terra". Essere dediti all'arte della conduzione ipnotica vuol dire superare i propri blocchi, avere il coraggio di andare in scena, avendo come spettatore l'attenzione (propria e altrui) e come palcoscenico il mondo delle idee.

 

Ipnosi: la storia

Santi Gatto, nel suo libro L’ipnosi fa notare come la vita di una pianta cominci dalle radici come per tutta la sua esistenza rimanga collegata a queste e come da esse tragga sostentamento per formare nuovi rami e, molto importante, nuove radici.
La disciplina in oggetto, similmente alla maggior parte delle scienze sociali, non ha avuto un percorso storico lineare. Ogni epoca contiene, allo stesso tempo, concezioni dell’ipnosi antecedenti e successive a quelle dominanti; se prendiamo in considerazione le tecniche usate, intuiremo spesso impronte di un passato remoto o predizioni di un brillante futuro. Ancora una volta la storia sembra più muoversi lungo ellissi che di tanto in tanto si incontrano, trasversalmente a quello che sembra l’andamento lineare del tempo.
Granone, nel suo Trattato distingue quattro grandi momenti: magico-religioso, magneto-fluidico, psicologico e fisiologico.
La storia religiosa dell’umanità ha sicuramente qualcosa da spartire con la psicologia e l’ipnosi: è facilmente intuibile che miti, cerimonie e feste religiose del passato contengono rappresentazioni e rituali con un forte impatto sulla vita psichica delle persone.
L’ipnosi faceva parte dell’insegnamento iniziatico dei culti misterici orientali e occidentali. La pratica del “sonno nel tempio”, rito di guarigione greco-romano o il viaggio shamanico nell’altro mondo o la recita di mantra, - tecniche praticate ancora oggi, a volte sotto altre vesti - contengono chiari riferimenti a fenomeni riproducibili con tecniche ipnotiche.
Lo sguardo della Medusa che rendeva ‘di pietra’ chi osasse fissarla, il canto ammaliatore delle Sirene ricordano, in chiave poetica, l’induzione ipnotica con tecniche tradizionali. Lo stesso rituale esorcistico-curativo del prete cattolico Johann Gassner, (1727-1779) prevedeva la polarizzazione dell’attenzione dei fedeli mediante canti e suggestive formule in latino, la manifestazione dell’entità infernale (attraverso la comparsa di convulsioni e crisi nervose), l’orientamento del demone-male in altre parti del corpo, fino alla sua definitiva espulsione.
Rituali di questo tipo sono molto più in voga di quanto non si pensi. Se il più conosciuto in Italia e nel mondo è Milingo, ogni regione ha i suoi preti-guaritori, che utilizzano rituali non molto diversi da quelli di Gassner.
La fase magneto-fluidica è dominata dalla figura di Franz Friedrich Anton Mesmer (1734-1815).
Il medico austriaco, probabilmente a conoscenza delle antiche dottrine misteriche, propose un modello interpretativo dei suoi metodi di guarigione basato sull’esistenza di un fluido magnetico animale in grado di ristabilire l’armonia dell’individuo. Praticando le sue tecniche in Francia ottenne risultati notevoli, creando notevoli imbarazzi alla scienza medica dell’epoca. Era il periodo di Voltaire e di Cagliostro. Dopo una prima bocciatura ufficiale nel 1784 dell’Accademia Reale di Medicina, il successivo riesame del 1825 riabilitò il mesmerismo, giungendo perfino ad accettare implicazioni di chiaroveggenza (soggetti in ipnosi ‘vedevano’ eventi ancora da accadere in luoghi lontani).
Nel 1881 Baréty menziona, a proposito di questi fenomeni, una forza radiante, che può essere emessa dall’ipnostista tramite occhi, dita o soffio. Tale forza si propaga in modo simile alle onde elettriche e luminose. Dal Pozzo, nel 1869 parla di alterazioni delle funzioni degli organi, dei sensi e dei processi mentali che inducono nell’organismo fenomeni inibitori e attivatori.
Nel 1882 Charcot, grande scienziato della Francia positivista, studiò le conseguenze dell’induzione su pazienti affetti da isteria (deriva dal greco e significa utero, quasi ad indicarne componenti organiche). L’accademico, giunse a definire l’ipnosi come una nevrosi sperimentale facilmente riscontrabile nei soggetti isterici. Quest’idea appare oggi non solo limitata, ma anzi un colossale equivoco dovuto, per così dire, ad un vizio nella scelta del campione statistico.
...un po’ come, studiando la miopia, concludere che tutti quelli che portano gli occhiali sono miopi!
Rimane comunque grande l’importanza di questo neurologo che sulla fine dell’800 riuniva, nell’ospedale parigino della Salpêtière le menti mediche piu brillanti di quel secolo (Pierre Janet, Joseph Babinski, Charles Richer, Gilles de la Tourette, Moreau de Tours, nonché Freud). E per la prima volta attirava l’attenzione sullo studio della coscienza e sui suoi stati.
Sigmung Freud, allievo di Charcot, attenua la componente impositiva della tecnica del suo maestro, e, pur non praticando in senso stretto l’ipnosi, trae da essa l’idea della psicanalisi: il paziente adagiato su un divano, a suo agio e rilassato, porta alla coscienza contenuti psichici profondi, scatenando una sorta di catarsi.
Il suo contemporaneo Jung vide nell’analisi semi-ipnotica dell’inconscio l’emergere di contenuti collettivi, legati alla storia dell’umanità (archetipi).
Lombroso nel 1909 studiando varie manifestazioni paranormali afferma l’esistenza di forti e sconosciute energie psicofisiche.
Cinquant’anni più tardi Disertori è ancora della stessa opinione, sottolineando il ‘potere’ dell’operatore.
La fase psicologica vede nell’abate Faria (1776-1812) un’illustre precursore. Egli infatti, contemporaneo di Mesmer ne respinse l’idea di un fluido emanato dall’operatore, e ritenne che l’ipnosi fosse dovuta alla densità del sangue e alla capacità di concentrazione del soggetto ipnotizzato. Trent’anni dopo la morte del religioso, Braid , che per primo coniò il termine di ipnotismo, motiva il fenomeno come un’alterazione del sistema nervoso dovuto alla fissità dello sguardo e alla concentrazione della mente su una sola idea (monoideismo). Egli inoltre propone l’amnesia ipnotica (il fatto che il soggetto, al momento del suo risveglio non ricordi nulla di quanto accaduto durante la seduta, se non entrando nuovamente in questo stato) come prova dell’avvenuto processo.
Bernheim e Liébault della scuola di Nancy, danno un importante contributo alla crescita di questa idea.
Il primo criticò aspramente le conclusione di Charcot, definendo l’ipnosi come uno stato di suggestionabilità esaltata, riproducibile anche senza ricorrere al sonno ipnotico (sensazione di avere le palpebre molto pesanti, tanto da non riuscire più ad aprire gli occhi). Liébault osservò il rapporto esclusivo che si stabilisce tra operatore e paziente, tanto che quest’ultimo sembra rispondere solo ai segnali del suo terapista, ignorando ogni altro stimolo esterno. Un processo simile accade a quei genitori che pur dormendo profondamente si svegliano non appena dalla culla giunge un lieve rumore, rimanendo invece indifferenti a clackson, sirene, tuoni, ecc.
Emile Coué (1857-1926) formulò alcuni enunciati che ancora oggi mantengono una certa rilevanza, non solo storica:
- la suggestione guida l’immaginazione che è più forte della volontà e influisce sulle funzioni del nostro corpo;
- ogni pensiero che occupa la mente in modo esclusivo diventa verità e si trasforma in azione;
- la suggestione che viene accolta dal soggetto deve diventare prodotta dal soggetto stesso (autosuggestione)
Pierre Janet (1859-1947) intraprese invece il cammino inverso: egli infatti comprese che si poteva partire dal corpo per arrivare alla mente. Nel 1932, Schultz (1884-1960) mise a punto una tecnica di autoipnosi, che partiva proprio da su un profondo rilassamento del corpo. Questa tecnica prevedeva un certo periodo di apprendimento per poterle padroneggiare, da cui il nome (training autogeno). Con questa tecnica è possibile scivolare in una leggera trance, simile a quella che prova il paziente sul lettino di Freud: nel T.A. però la decodificazione dei contenuti psichici che possono affiorare sotto forma di immagini può essere gestita dal paziente stesso.
Un capitolo a parte meritano l’approccio, le idee, le tecniche di Milton Erickson (1901-1980). Qui mi limiterò a notare come la sua concezione dell’inconscio fosse differente da quella freudiana. Erickson considera l’inconscio una sorgente di spontaneità creativa e non solo come un elemento di possibile disturbo alla vita di relazione. Ha scritto: “E’ molto importante che le persone sappiano che l’inconscio è molto più intelligente di loro”
La fase fisiologica deriva in gran parte dagli studi di Pavlov sui riflessi condizionati. Durante una seduta di induzione, si verifica una parziale inibizione della corteccia cerebrale che rende possibile attivare riflessi che si attivano automaticamente attraverso lo stimolo della parola.
E' curioso notare come oggi in realtà le quattro interpretazioni in parte coesistono: l'interpretazione fisiologica si avvale di una moderna strumentazione (SEEG - un elettroencefalogramma che mostra in simultanea l'attività di parti diverse del cervello), l'interpretazione psicologica ha avuto un grande sviluppo grazie all'opera di Bandler e Grindler; l'antropologia ha sviscerato aspetti mistico religioso di culture antiche comparando rituali di trance con le esperienze psichedeliche ottenute con sostanze psicoattive da molti ricercatori (Hoffmann, Groff).L'enorme sviluppo che in questo periodo hanno avuto in occidente discipline come la Pranoterapia, il Reiki e il Qi Gong e tutta la bioenergetica reichiana rivalutano in qualche modo le grandi intuizione di Mesmer.
Dello stesso parere è il professor Emilio Servadio, noto ricercatore nel campo della psicologia e del paranormale, che, a proposito di casi di ipnorapine qualche hanno fa ha scritto: “...Viene da chiedersi, allora, se non sia da riprendere seriamente in considerazione la tesi di coloro (in Italia Disertori, negli Stati Uniti Mc Connell), i quali ritengono che in sostanza, l’ipnosi possa essere dovuta - almeno in certi casi - a un influenzamento psicocinetico. Lo riteneva, come si sa, Mesmer, e lo ritennero tutti i ‘magnetizzatori del secolo scorso...Siamo sicuri che certi fatti recenti non ripropongano le tesi obliate di quei lontani pionieri?...’
Tra le varie scuole di ipnosi esistenti oggi in Italia, alcune delle quali accessibili solo a medici e psicologi, merita un cenno per l’originalità del metodo quella di Oberto Airaudi, fondatore della Comunità di Damanhur. Non è infatti contemplato da altre scuole l’utilizzo dei cossidetti ‘schemi’ o ‘mappe cerebrali’, rappresentazioni grafiche la cui percorrenza porta ad uno stato alterato di coscienza. In questa scuola si fa notare altresì come un’applicazione di pranoterapia possa facilitare l’induzione.


Santi Gatto - L’ipnosi - Xenia Edizioni 1995
Franco Granone - Trattato di ipnosi - Utet, Torino 1989
Marco Margnelli - Ipnosi, trance, meditazione - intervento a Interzona 1998 La trance e altri stati di scoscienza, Teatro san Giorgio Udine (documentazione reperibile all’indirizzo http://www.giardini.sm/shtel1/interzona )
http://naturalismedicina.com/italiano/diction_ita/i_ita/ipnosi.html
http://www.essai.it/tempopmedico/news99/638ipno.htm
Daniele Zamperini - http://utenti.tripod.it/zamperini - (medico romano che ha pubblicato in rete alcuni articoli sull’ipnosi)
Emilio Servadio - Giornale dei Misteri - n.222
http://www.damanhur.it


L’ipnosi e tecniche di rilassamento derivate

Il neuropsichiatra spagnolo di origine colombiana Alfonso Caycedo, tenta un ponte tra studi degli stati ipnotici e meditazione. Dopo molti anni di ipnosi clinica, si dedicò allo studio dello Yoga e fondò una nuova tecnica: la Sofrologia (parola che deriva dal greco e significa mente sana). In effetti questa tecnica ha dei punti in comune con il T.A. di Schultz, di cui sostanzialmente è una variante, simile alla tecnica orientale Yoga Nidra. Con Caycedo iniziano gli studi sull’attività elettrica del cervello che portarono al biofeedback: un’opportuna strumentazione associa suoni diversi (si passa da un campanello ad una musica soave) agli stati mentali di stress e di rilassamento.
Il rilassamento progressivo di Jacobson si basa sul principio che ogni pensiero o emozione comportano un’attivazione a livello muscolare. Quindi imparando a rilassare le diverse parti del corpo, tramite un allenamento sistematico e progressivo è possibile indurre uno stato di calma interiore. La tecnica prevede quindi una serie di esercizi fisici che alternano tensione e rilassamento di diversi gruppi muscolari. L’attenzione è rivolta alle diverse sensazioni di tensione e di successivo rilassamento.
Il Rilassamento Debout-Assis-Couchè, proposto da Dumont-Abrezol, è una tecnica mista che comprende esercizi di training autogeno e di rilassamento dinamico da eseguirsi in piedi (debout), seduti (assis) e sdraiati (couché).
Nel ‘sogno da svegli guidato’ di Desoille la persona viene portata in rilassamento profondo e successivamente le si suggerisce un abbozzo di sceneggiatura che viene liberamente completato. Al termine dell’avventura onirica paziente e terapeuta esaminano i contenuti emersi.
Il metodo Vittoz è simile: il paziente diventa consapevole di tutte le sensazioni che si sviluppano nelle diverse parti del corpo. In un secondo tempo, quando ha acquisito una certa dimestichezza con esso, lo si fa concentrare su ogni singola parte. Vittoz introduce nel 1907 il concetto di vicariazione somatopsichica: spesso una tensione emotiva troppo forte ‘scende’, si scarica a livello fisico, manifestandosi come malattia organica. Questo scarico fa diminuire o scomparire la tensione psichica, mentre si aggrava la sintomatologia fisica, al quale il paziente solitamente attribuisce la causa del suo malessere, avendo totalmente rimosso la causa psichica.
L’eutonia proposta da Gerda Alexander prevede che il paziente, in seguito al training di rilassamento prenda coscienza delle diverse parti del suo corpo tramite disegni o modellini di creta, poi con una serie di esercizi posturali.
L’euritmia proposta da Marie Steiner (moglie del noto fondatore dell’antroposofia) introduce invece una danza ritmica liberatoria e armonizzante, che permette una maggiore espressione da parte del corpo e un equilibrio più consapevole.
L’utilizzo della musica e di suoni particolari caratterizza invece il metodo Tomatis. Egli è convinto che il corpo e la mente debbano liberarsi non solo da antiche abitudini posturali o da situazioni psichiche legate a momenti di shock, ma anche da emozioni sonore negative, connesse con eventi critici della propria vita, prima fra esse la vita intrauterina e il parto.
Questo tipo di terapia si basa sull’ascolto di brani di musica classica, solitamente mozartiana. L’operatore, mediante un filtro elettronico, decide quali frequenze sonore far giungere all’orecchio del paziente, che presto entra in uno stato di rilassamento profondo.
Bates propone invece un lavoro specifico per la vista. Il suo metodo consiste in una serie di esercizi di rilassamento e qualche piccolo movimento di ginnastica per recuperare l’efficacia visiva ed eliminare la stanchezza degli occhi, quando non vi siano lesioni organiche. Grazie a queste tecniche l’autore ha ricuperato vari punti di miopia e ridotto l’astigmatismo.

Gianni de Chirico - Training autogeno - RED 1987
Market - Veder bene senza occhiali - RED
Charles Bowness - Esercizi pratici di meditazione - Hermes Edizioni 1986

 


Ipnosi e trattamenti corporei


Ritengo limitativo, oltre che storicamente inesatto, inserire discipline come il Rolfing, il metodo Feldenkrais, l’antiginnastica come tecniche di rilassamento derivate dall’ipnosi. Vero è che in questi e in altri trattamenti (l’osteopatia e l’ascolto del ritmo celebro-spinale nella terapia cranio-sacrale), rilassamento profondo e stati alterati di coscienza non sono certo sconosciuti.
Del resto lo stesso Shiatsu, prevede la capacità dell’operatore di colloquiare col suo paziente e di metterlo a proprio agio e favorire il suo rilassamento accogliendolo nei suoi problemi e nelle sue necessità, prima e dopo il trattamento.
Nello stile Shiatsu Namikoshi sono previsti cicli di tre pressione sui punti principali (tsubo) lungo i canali energetici presenti sul corpo umano (meridiani) che ha come effetto secondario (l’effetto principale e riequilibrare l’energia del meridiano) quello di indurre una leggera trance.
Nel Massaggio Cinese si possono fare dei trattamenti in cui l’operatore non tocca la persona sdraiata, ma li cammina intorno, lavorando sui suoi aspetti energetici.
Nel Reiki la leggera pressione delle due mani sui principali centri energetici (chakra), il loro calore e la musica inducono un piacevole stato di rilassamento.
Il Massaggio Metamorfico è un trattamento energetico, normalmente limitato ai piedi, durante il quale può capitare che, in seguito a delicati passaggi che sfiorano la pelle, la persona entri in stato di trance e spontaneamente ricordi episodi della sua infanzia (in certi casi anche di altre vite).
Sono stato personalmente testimone di molti casi in cui, durante o poco dopo un trattamento operante sulle fasce connettivali, il corpo delle persone trattate inizia a muoversi senza controllo cosciente, riproducendo movimenti collegati ad emozioni o a momenti vissuti molti anni prima. Molto frequenti sono attacchi improvvisi e razionalmente immotivati di pianto o di riso.
Manifestazioni di questo genere sono piuttosto abituali, e seppur con qualche differenza nell’espressione, fondamentalmente indipendenti dal tipo di tecnica utilizzata. Di norma capitano quando il gruppo è numeroso, ben affiatato e guidato da un istruttore ‘carismatico’. Può comunque capitare anche in un trattamento individuale, quando si stabilisce una buona relazione di fiducia e di accettazione reciproca fra operatore e cliente.
E’ importante saper creare un ‘clima’ in cui la persona che richiede un trattamento possa rilassarsi completamente, si senta sicura quel tanto da deporre le protezioni (il Rolfing parla proprio di corazze connettivo-muscolari) che inevitabilmente ci costruiamo per sopportare la vita di tutti i giorni.
E’ altrettanto importante sapere che manifestazione come quelle descritte sopra, non sono né da ricercare né debbono preoccupare: semplicemente possono capitare, indipendentemente dalla bravura del terapeuta o dalla sensibilità della persona trattata. La cosa veramente importante è essere in grado di sostenere queste ‘crisi’, mantenendo la calma ed essendo ‘presenti’, vicini alla persona.
Un’altra tecnica molto bella di cui sono stato testimone, è la ‘diagnosi intuitiva’. Ritengo ci possano essere parecchie varianti, applicabili al tipo di lavoro corporeo che si sta compiendo. La sperimentai durante un corso di riflessologia plantare: una persona si distende supina, eventualmente su un lettino basso, il gruppo di terapisti si siede per terra, a un metro e mezzo di distanza, in modo da poter osservare comodamente i piedi della persona sdraiata, ma senza guardala direttamente in faccia. Gli operatori fissano i piedi, portando la loro attenzione sulle immagini che ‘vengono loro in mente’ guardando i giochi di luci, le zone d’ombra, le pieghe, i disegni, il colore della pelle. Ognuno descrive semplicemente cosa vede, in termini oggettivi, senza esprimere giudizi (una montagna ricoperta di neve, non una montagna bella). Dopo qualche minuto è possibile che si entri in uno stato di semitrance. E’ possibile inoltre che queste immagini che i presenti vedono ‘per caso’ abbiano un significato particolare per il paziente.
Questa breve descrizione tocca un capitolo molto importante: l’importanza dello stato d’animo dell’operatore durante il trattamento. Molti terapisti, dopo anni di pratica, asseriscono che ‘le mani vanno da sole’ oppure che ‘non si pensa che tecnica utilizzare, ma si sente qual è la tecnica più adatta in quel momento per quella persona’. Ho potuto verificare più volte che i trattamenti migliori (cioè quelli in cui la persona trattata e l’operatore si lasciano più riposati e soddisfatti) sono stati quelli meno pensati, meno studiati, meno preparati. Questo non significa che non ci sia bisogno di apprendere le tecniche o di approfondire lo studio dell’anatomia, sebbene ho riscontrato che non c’è sempre una proporzione tra gli anni dedicati a questo studio e la capacità di accogliere, ascoltare, incoraggiare al cambiamento e alla crescita.
Voglio concludo questa breve e incompleta panoramica richiamando l’attenzione sul contatto: esso è di per sé terapeutico, rilassante e ipnotico. Il nostro innaturale disagio, che sembra essere segno distintivo degli adulti, riflette la non conoscenza del proprio corpo, il timore di essere invasi (forse dovuta a genitori soffocanti), il nostro lasciare troppo spazio (e molto del nostro tempo) alla razionalità.


Wataru Ohashi - Shiatsu - edizioni il Castello
Wataru Ohashi - Diagnosi orientale - edizioni il Castello
Franco Bottalo - Manuale di Shiatsu -Xenia Milano 1992
Franco Bottalo - Il volo del cuore - Xenia
Sergio Santoni, Wataru Ohashi - Olo Shiatsu - Armenia
Masunaga & Ohashi - Zen Shiatsu - Edizioni Mediterranee
Toru Namikoshi - Terapia Shiatsu - Edizioni Mediterranee
Luigi Lapi - Pranoterapia scientifica - Xenia
Barbara Ann Brennan - Mani di luci - Longanesi
Jadranka Buljan & Boris Spoliaric - Le mani sentono le mani curano - Alfa e Omega, Torino 1990
Choa Kok Sui - L’anica arte di guarire con le mani - Armenia
Alfredo Esposito Baldassarre - Riflessologia Zu - Zu Center Edizioni Milano
Theodore Burang - L’arte di guarire nella Medicina Tibetana - Astrolabio 1976
Dario Canil - Reiki, cammina le tue parole - Edizioni GB


Ipnosi e PNL

P.N.L. è acronimo di Programmazione Neuro Linguistica. L'espressione è di sue studiosi americani Richard Bandler e John Grinder, linguista il primo e matematico il secondo, i quali conobbero e studiarono da vicino i più eminenti terapeuti del loro tempo.
Ebbero la grande fortuna di essere contemporanei di Erickson ed ebbero il pregio singolare della sottile analisi e la geniale idea di coniugare quanto vedevano fare dal "grande mago" con l'approccio corporeo di Feldenkrais, con l'attenzione per le emozioni di Fritz Perl (inventore della terapia Gestalt) e con l'esperienza nella comunicazione di Virgina Satir, terapista della famiglia.
Tre sono le caratteristiche principali della PNL: la scoperta e l’utilizzo della capacità creative e organizzatrici della mente inconscia (l’emisfero destro), la massima attenzione ai processi sensoriali tramite i quali noi archiviamo i dati che percepiamo circa la realtà esterna e li confrontiamo con il nostro vissuto precedente, l’organizzazione di un insieme di strategie che portano al cambiamento.
Accanto ai due studiosi si aggiunsero Lelie Cameron-Bandler, Robert Dilts e Judith De Lozier e nacquero i primi manuali.
Dall'uscita di "La struttura della Magia" (1975) a oggi, molti sono state le persone che hanno tratto importanti informazioni per la loro crescita personale e professionale. La PNL è entrata di prepotenza nel mondo del lavoro, nelle tecniche di vendita, nelle terapie del comportamento e come coadiuvante di moltissime terapie mediche.
L’originaria società di PNL si frantuma, si diffondono varie scuole, tutti i vecchi modelli vengono rivisti e aggiornati: nasce la tecnica della Time Line e del Core Transformation.
Il reframing, il metastato, le submodalità, l'ancoraggio, la time-line: concetti e metodi che se adoperati con convinzione, costanza e impegno possono produrre, anche in breve tempo, cambiamenti significativi.
In PNL frame (cornice), indica il contesto entro il quale si muove un pensiero, una sensazione, una percezione, un’esperienza. Framing significa continuare a cercare soluzioni a un nostro problema utilizzando sempre i soliti schemi. Reframing è fare un passo fuori da questa recinto, cercare nuove possibilità, allargare la nostra cornice. Per poter compiere questo ‘miracolo’, dobbiamo partire da un presupposto: i sintomi che noi avvertiamo (per es. la stanchezza, il dolore, il disagio) perseguono un’intenzione positiva: sono portatori di messaggi di parti della nostra personalità che abbiamo trascurato, non abbiamo lasciato esprimere o abbiamo liquidato troppo velocemente. Reframing è reintegrare queste parti ascoltando i messaggi che ci vengono dati e prendendo nuove decisioni.
Il prefisso meta- significa al di sopra, al di là, indica un livello superiore di raggruppamento (in informatica diremmo una classe).
Le submodalità sono le sottili sfumature esistenti all’interno dei sistemi rappresentazionali o modalità (o più banalmente, i cinque sensi: vista, udito, olfatto, gusto, tatto). Ponendo l’attenzione sulle sensazioni fisiche, potremo scoprire, ad esempio, che prediligiamo il canale olfattivo a quello uditivo, oppure che siamo soliti tenere le spalle contratte, o che visualizziamo più spesso certi colori; impariamo a dare un ‘nome’, un ‘colore’, una forma a stati d’animo che prima erano solo ‘non va tanto’, ‘molto bene’ o ‘proprio male’.
Ancorare significa collegare una reazione positiva ad uno stimolo visivo, uditivo o cinestetico in modo da poter essere richiamata a volontà. E’ una tecnica molto operativa. Per es. un operatore può far visualizzare al soggetto un ricordo spacevole e toccarle la spalla destra. In seguito l’operatore suggerirà di pensare ad una nuova soluzione, ad una nuova dinamica che non è stata attuata allora, ma che sarebbe conveniente attuare. A questo punto viene toccata la spalla sinistra. Se il soggetto risponde bene a questi richiami non verbali, sarà possibile indurlo ad affrontare altre situazioni difficili con la stessa sicurezza acquisita.
Muoversi sulla linea del tempo, imparando a distinguere tra presente, passato e futuro e ‘ripulire le posizioni percettive’ sono esercizi studiati per far luce su stati d’animo e dinamiche psichiche poco chiare.


Robert Dilts, John Grinder, Richard Bandler, Leslie C.Bandler, Judith De Lozier, PNL, Astrolabio 1982
Roderich Heinze, Sabine Vohmann-Heinze - PNL Programmazione Neuro Linguistica - RED 1998
Ezio Ansaldi, Magia della comunicazione umana, Scaravaglio Editori Torino 1994

 

Dalla PNL alla PNL3: enneagramma ed esagramma

Il grande sviluppo della PNL e la vastità delle sue applicazioni ha portato alla costruzione di un nuovo sistema: la PNL3. Gli inventori per spiegare di che si tratta propongono un paragone informatico molto chiaro a chi lavora da qualche anno col computer: la PNL3 amplia le possibilità e i campi di applicazione della PNL tradizionale come il Sistema Operativo Windows ha ampliato le funzionalità del Dos.
Un'alta metafora legata alla geometria - e a Flatland di Abbot - potrebbe descrivere la PNL3 come l'ampliamento nella terza dimensione (l'altezza o spessore) della 'piatta' PNL, ossia se la PNL si muoveva su un piano, la PNL3 si spinge nello spazio.
Questa nuova dottrina, prodotta negli anni 90 si avvale di molti contributi: tecniche di provenienza orientale, il concetto di sé osservante di Ouspensky, la comunicazione ipnotica. In particolare usa sofisticati metodi di classificazione del comportamento, dall'enneagramma di Gurdjieev all'esagramma, alle tre domande fondamentali.
Se la PNL classica fornisce una serie di strumenti per operare sugli stati emozionali di base, attraverso ancoraggi e cambi di strategie, nella PNL3 la metalinguistica opera a livello di meta-stati. Viene definita la metasemantica come disciplina che osserva in che maniera una parola può essere definita utilizzando altre parole (la semantica studia i significati delle parole).
L’enneagramma costituisce un sistema evoluto nel quale vengono definiti nove tipi: ognuno ha una compulsione, cioè un vuoto dal quale vuole fuggire. Rimandando ai molti libri scritti sull’argomento per ulteriori approfondimenti, elenco le ‘manie’ dei vari tipi:
1) la ricerca della perfezione
2) vedere il sorriso sulle labbre degli altri
3) successo per il riconoscimento del suo lavoro
4) desideroso di amore romantico, un po’ masochista e perso nell’emozione
5) isolarsi, avere i propri spazi
6) ricercare una visione unificata, analizzando i comportamenti degli altri
7) divertirsi: dimenticare l’ieri per vivere l’oggi
8) controllare gli altri
9) andare d’accordo con gli altri
Una tecnica di metalinguistica per spezzare associazioni mentali distruttive è quella chiamata ‘i quattro quadranti’. Prendiamo la frase: ‘sono un idiota perchè non mi sono laureato’. Giocando opportunamente con le negazioni, vengono formulate quattro domande:
Si può essere idiota ed essere laureati?
Si può non essere idiota ed essere laureati?
Si può non essere idioti e non essere laureati?
Si può essere idioti e non essere laureati?
Rispondere a queste domande mostra che non c’è nessun legame tra il normale livello delle proprie capacità e il titolo di studio.
La tecnica dell’esagramma nasce come una semplificazione dell’ennagramma (si riducono a 6 i tipi psicologici). Questo sistema presuppone poi di adottare tecniche di ipnosi diversi per ogni tipo. L’individuazione del tipo avviene tramite tre domande fondamentali:
a) come pensi? (pensieri, immagini o sensazioni)
b) cosa ritieni più reale? (ciò che vedi, tocchi o viene dimostrato)
c) come ti ritieni? (categorie della Satir:
- Accusatore: dito puntato, sempre in prima posizione, utilizzo elementi visivi e costrutti che iniziano con ‘tutto’, ‘ogni’; violazione del principio di causa effetto
- Superlogico o calcolatore: dita a cerchio, si mette in mezzo, ma più in alto, utilizza elementi uditivi, ama generalizzare
- Propiziatore: mani aperte, si mette in terza posizione, utilizza elementi cinestesici e costrutti con ‘se, solo, proprio, perfino’ e il congiuntivo.)


Wolinsky - The Tao of Chaos - 1994
Anné Linden - The Enneagram & NLP - 1994
Ouspensky - Introduzione all’ennegramma nella cultura europea -1949
Ouspensky - Frammenti di un insegnamento sconosciuto - Astrolabio
Friedlander - Enneagramma e morfofisiologia “Body types” - 1986
Palmer - Ennagramma - 1988
http://www.neurolinguistic.com

 

Ipnosi tradizionale (impositiva o diretta)


Consiste di un protocollo, che prevede una serie di test iniziali, molti dei quali piuttosto noti, in quanto utilizzati da chi fa spettacoli di ipnosi (caduta all’indietro, mani intrecciate, braccio rigido, ecc.). L'attenta osservazione delle reazioni del soggetto fornisce all’ipnotizzatore una serie di indicazioni di massima sul tipo di persona che sta trattando, utile per tarare gli esercizi successivi. Una corretta esecuzione da parte di quest'ultimo e la sua completa fiducia assicurano la buona riuscita di esperimenti più complicati: si possono produrre fenomeni di levitazione del braccio e si giunge alla visualizzazione guidata.
Conclude il protocollo il eventuali prove anestetiche e il comando postipnotico , usato anche come verifica del completo raggiungimento dello stato ipnotico.

Dispense di Valerio Sanfo
Anna Filiputti - Ipnosi - Mistral

 

Ipnosi ericksoniana

Non molto facile da definire, potremmo dire che si tratta di una personalizzazione delle tecniche classiche: in particolare si può evidenziare una grande padronanza nell'uso della parola, della metafora, del rilassamento. Erickson normalmente intratteneva i suoi clienti con storielline a volte tratte dalla sua esperienza, a volte del tutto inventate, a volta studiate o 'ricamate' ad hoc per la persona o le persone che aveva davanti (molto spesso prendeva in cura l'intera famiglia). Queste storielline a volte avevano il solo scopo di fare entrare il paziente in uno stato di sonnolenza simile alla trance, altre volte erano dei precisi messaggi per l'inconscio. Non si tratta quindi di una vera e propria tecnica. E. stesso invitava spesso i suoi allievi a non copiare pedissequamente i suoi esempi, ma a trovarne dei nuovi.
Nell’introduzione ad uno dei suoi libri più noti, La mia voce ti accompagnerà, si possono leggere delle note autobiografiche fondamentali per capire la fonte, l’intento e la direzione del suo lavoro.
Dopo un’infanzia felice vissuta in campagna, un attacco di poliomelite lo bloccò improvvisamente su una sedia a rotelle.
Milton approfittò della sua immobilità per imparare ad osservare se stesso e gli altri, partendo dai suoi famigliari.
Questa osservazione divenne, non l’unica cosa che poteva fare in quelle condizioni di immobilità, ma il suo personale divertimento - egli non volle rinunciare a divertirsi! - raggiungendo un altissimo grado di attenzione e di conoscenza del corpo, dei suoi micromovimenti e della sua relazione con la mente.
Egli imparò a scendere in profondità nei suoi muscoli, a visualizzare il suo sistema nervoso, tanto che dopo un anno di paralisi totale, a poco a poco riprese le sue capacità motorie.
Più di ogni altra parola, il fatto che, secondo alcuni, Castaneda si sarebbe ispirato proprio a lui per il personaggio di don Juan, dà un’idea della grandezza di quest’uomo e della sua opera, che rimane la risposta contemporanea e occidentale più convincente alle tradizionali vie iniziatiche dell’oriente.

Milton Erickson - La mia voce ti accompagnerà - Astrolabio
Jay Haley - Terapie non comuni - Astrolabio
Milton Erickson e Ernest e Sheila Rossi: Tecniche di suggestione ipnotica - Astrolabio


Ipnosi psicodinamica

Consentitemi un paragone per addetti ai lavori: tra I. tradizionale e psicodinamica intercorre la stessa differenza tra lo Shiatsu e il Massaggio Cinese o tra il Karate e il Ju-Jitsu.
Tanto nella tecnica tradizionale esiste un unico 'sicuro' protocollo di riferimento che segna tappe e momenti successivi, tanto le tecniche psicodinamiche lasciano ampia possibilità alla fantasia e all'estro dell'operatore.
Lo scopo, come per il Poeta di Lorenzo il Magnifico, è far stupir! Non esistono cose da non fare, se non forse cose eccessivamente banali. Un serio studio delle tecniche di livello avanzato comprende la paralinguistica (emissione di parole suoni senza senso), lallazione (parlare come un bambino piccolo) la gestione del tono della voce, la prossemica, la comunicazione non verbale e l'eco posturale, l'utilizzo di luci colorate, suoni analogici, profumi, e ogni cosa che venga in mente.

Dispense di Valerio Sanfo

Ipnosi e religione

Scopo originario, più o meno manifesto, di qualsiasi rito di ogni religione è quello di indurre uno stato di trance.
E’ evidente che, soprattutto per le grandi religioni, il rito viene ad assume una connotazione più sociale e meno rituale, la forma stessa viene col tempo alleggerita per renderla disponibile ad un maggior numero di persone. E’ risaputo ad esempio, che fino a cinquant’anni fa, la funzione dell’eucaristia prevedeva il digiuno preparatorio di una mezza giornata, ora portato ad un’ora (praticamente dall’inizio della messa).
I salmi, le preghiere ripetute (il rosario), la benedizione di immaginette o statue, le processioni sono tutti elementi con valenze fortemente suggestive, e non è un caso che i recenti movimenti in area cristiana ne facciano notevole utilizzo, quasi riscoprendone l’antico valore. Ricordo un capodanno passato a Mediugorjie, in mezzo alla neve, tra entusiasmo, canti e incenso, abbracciando gente che non conoscevo, dimenticando il freddo e le ore passate in piedi.
Molti culti moderni usano vari tipi di induzione a stati di coscienza alterati come immaginazione guidata, adddestramento sensitivo, meditazione, ritorno con la mente al passato, addestramento al rilassamento, canti e ripetitizioni di mantra. Vengono spesso utilizzati metodi simili alla programmazione neurolinguistica per introdurre modificazioni comportamentali. Le sette, avverte l’associazione australiana Cult Awareness, stimolano e mantengono la suggestionabilità delle ‘reclute’ con varie di queste tecniche combinate al confinamento (si sta tutti insieme nello stesso posto), a lavoro fisico anche faticoso a tecniche volte a suscitare forti emozioni. Una delle sette più famose e più discusse è Dianetics, formata da Ron Hubbard, il quale, alla fine della seconda guerra mondiale, intraprese una serie di studi sulla possibilità e sull’utilità terapeutica di ricordare la nascita, utilizzando tecniche simili all’ipnosi.
Altro movimento diffuso in tutto il mondo è quello dei sannyasin di Osho. Questo Maestro, propone una ricerca spirituale al di là delle varie religioni, fornendo molteplici tecniche di meditazione (molte anche dinamiche, più adatte al mondo occidentale).
L’America ha molta paura delle sette. Il caso di Osho, espulso da oltre cinquanta stati ed avvelenato dai servizi segreti, è emblematico. Per contro, quasi a giustificare queste irrazionali paure, di tanto in tanto la cronaca si colora di sette suicide e di millenaristici piani di destabilizzazione totale.
Anche l’Italia non è aliena da infruttuose quanto superficiali polemiche contro sette di ogni tipo e forme di religiosità diverse da quella cristiano-cattolica.


Bhagwan Shree Rajneesh - Io sono la soglia - Edizioni Mediterranee
- Operazione Socrate

 


Ipnosi e ESP

Francia 1825. Alcuni soggetti mesmerizzati mostrano di possedere facoltà telepatiche.
Nella prima metà dell’800 le ricerche sul’ipnotismo seguirono di pari passo lo studio dei fenomeni paranormali. Nel 1857 il professor William Barrett, dell’università di Dublino, affermò la diversità tra telepatia e ipnosi, stabilendo in particolare che la telepatia poteva sussistere anche in assenza di ipnosi. Due fenomeni separati dunque.
Joseph Banks Rhine e sua moglie, considerati i fondatori della moderna parapsicologia, cercarono di applicare la statistica con esperimento su vasta scala, volti ad individuare persone con spiccate capacità “psi”. Anche qui non mancano problemi metodologici: da una parte molti degli scienziati negano aprioristicamente la possibilità di fenomeni paranormali, dall’altra i migliori soggetti ‘psi’ raramente si lasciano sottoporre a lunghi e noiosi esperimenti.
Nel 1969 l’American Association for the Advencement of Scienze, l’editrice della rivista “Scienze”, accolse la Parapsycological Associazion, riconoscendo quindi la parapsicologia una scienza a tutti gli effetti.
Per testare le capacità telepatiche vengono solitamente utilizzate le carte Zener. Si tratta di un mazzo di 25 carte e 5 simboli: il cerchio (rappresentà l’unità o il tutto), la croce (legata all’idea di dualità, di asse orizzontale e verticale, è formata da due segmenti), l’onda (rappresentata da tre linee a zig-zag), il quadrato (4 lati, la materia), la stella a cinque punte (rappresentazione stilizzata di un uomo con le braccia aperte). I primi studi furono pubblicati proprio da Rhine nel 1932. Altri ricercatori introdussero altri tipi di varte: S.G.Goal usò cinque segni di animali: l’elefante, la giraffa, il leone, il pinguino e la zebra.
G.W.Fish ideò le carte orologio: in ogni carta era rappresentata una delle 12 ore.
Moderne prove statistiche hanno messo in evidenza un fenomeno abbastanza curioso: lo psi-missing. In effetti si osservò che in certi casi la percentuale di carte indovinate era molto più bassa di quella statistica. Ricordo alcuni esperimenti a cui partecipai più di dieci anni fa. Era interessante notare come, alle volte, magari due persone vicine avessero ‘sbagliato allo stesso modo’ il simbolo, o come in certi casi, si verificava una ‘previsione’ o una ‘postvisione’, cioè qualcuno avrebbe avuto una media molto più alta di simboli rispondenti se si confrontava la lista eliminando il primo o l’ultimo.
Un altro fenomeno esp legato all’ipnosi è l’esperienza fuori dal corpo: persone in stato alterato di coscienza, fisicamente molto vicine al sonno, hanno la capacità di sdoppiarsi e col loro ‘fantasmino’ (per i teosofi e affini ‘il corpo astrale’) possono facilmente viaggiare nello spazio e nel tempo.
Un caso eclatante è stato pubblicato nella Rivista Medica Italiana di Psicoterapia e Ipnosi nel 1996 da Sergio Maria Corazza: una signora sottoposta a ipnosi durante una terapia per le verruche, spontaneamente vive uno sdoppiamento.
Si definiscono trance-medium quelle entrando in uno stato alterato di coscienza, sono in grado di fornire notizie attendibili su avvenimenti o persone a loro normalmente sconosciuti. L’ipotesi che va per la maggiore è quella spiritistica.
In effetti esiste tutta una serie di fenomeni di scissione della coscienza, che vanno dall’affiorare di altre personalità per periodi anche molto lunghi (nell’ordine di mesi), all’amnesia, a casi di ‘simpatia’ (gemelli divisi alla nascita che nel corso della vita partecipano l’uno alle forti emozioni dell’altro) vari periodi personalità multiple. Alcuni di questi possono essere controllati tramite la trance e l’ipnosi, nel senso che il soggetto sceglie quando e dove entrare in trance.
La possibilità, con l’ipnosi, di ottenere informazioni telepatiche o di poter esplorare luoghi lontani o inaccessibili senza essere fisicamente presenti è stata studiata anche da militari e servizi segreti.

Thelma Moss - La probabilità dell’impossibile - Astrolabio
Lobsang Rampa - I segreti dell’aura - Astrolabio
Paramahansa Yogananda - Autobiografia di uno Yogi - Astrolabio
Paramahansa Yogananda - L’eterna ricerca dell’uomo - Astrolabio
Muldoon,Carrington - La proiezione del corpo astrale - Astrolabio
Castaneda - A scuola dallo stregone - Astrolabio
Castaneda - Una realtà separata - Astrolabio
Castaneda - Viaggio a Ixtlan - Astrolabio
Castaneda - L’isola del Tonal - Astrolabio
http://bvzm.com/esp.html
http://www.geocities.com/capecanaveral/1421/telepat.html (Stefano Beverini)

 


Ipnosi e grafologia


Giuseppe Cosco, grafologo e ipnotista, ritiene che dall’esame della scrittura sia possibile individuare le persone predisposte per la trance ipnotica.
Una scrittura piccola e discendente, indicante timidezza e disponibilità a piegarsi di fronte ad una pressione dell’ambiente esterno, indicano una facilità ad entrare in contato con la volontà dell’operatore e a rispondere positivamente alle sue suggestioni. Altri segni favorevoli sono la marginatura destra crescente, la scarsa forza impressa nel tratto. Il tracciare la ’t’ con tagli curvi è propria di chi ama compiacere il proprio interlocutore. La scrittura contorta indica invece disposizione all’astrazione e agli automatismi mentali e fornisce una misura della ‘capacità di coinvolgimento’
Anche Angelo Nazzaro considera l’osservazione basata sul gesto grafico come un ottimo test per classificare il comportamento del paziente e per poter intervenire con una comunicazione appropriata e convincente. Per Nazzaro la grafia è “una traduzione somatica di un pensiero interno”. Egli sostiene ad esempio che chi possiede una scrittura staccata (le varie lettere che compongono una stessa parola, non sono unite, ovvero c’è soluzione di continuità tra una lettera e l’altra) usa prevalentemente il canale uditivo (è un po’ come se, scrivendo, sentisse il suono di ogni lettera) e userà costrutti del tipo “ho sentito una nota di rancore nelle tue parole” o “ascolta la tua coscienza”. Chi invece scrive in modo attaccato è un visivo: immagina tutta la parola e la ‘disegna’ sul foglio. (“Osserva la cosa da un altro punto di vista”, “Non ci vedo chiaro”, “Guarda cosa fai!”).
Una scrittura discendente (le lettere delle varie parole seguono una linea obliqua da sinistra verso destra) indica depressione... conviene usare con questi tipi di persone costrutti che ‘tendano al rialzo’, che ‘sollevino il morale’.
La scrittura molto accurata (la bella calligrafia d’un tempo) indica assenza di personalizzazione: è una scrittura più lenta, dove la spontaneità è frenata. La larghezza della lettera indica la larghezza di vedute, mentre lo spazio tra una lettera e l’altra è l’espansione dell’Io verso il Tu.

http://www.esoteria.org
Angelo Nazzaro, Grafologia e ipnosi, Bastogi 1990


Ipnosi e sport


Un capitolo forse non molto conosciuto al grande pubblico, ma da sempre molto praticato, soprattutto ad alti livelli.
Grandi campioni di tutti gli sport sono soggetti a pressioni e stress tali, che senza un adeguato supporto potrebbero avere dei cedimenti: del resto per motivi ‘tecnici’, molto spesso si tratta di giovanissimi che si ritrovano, nel giro di due o tre anni, ma a costo di allenamenti durissimi, ricchi e famosi.
Accanto all’allenamento quotidiano, volto a superare i propri limiti, alle indicazioni in campo alimentare che vengono dalla medicina, all’utilizzo di integratori (carboidrati, aminoacidi, creatina, ecc.), di sostanze fisiologiche (bicarbonato, emotrasfusione) di sostanze farmaceutiche (amfetamine, steroidi, anabolizzanti, ecc.) i trattamenti psicologici (motivazione, rilassamento, ipnosi, training mentale, ecc.) possono apportare importanti contributi sia nello sport di vertice che nelle fasi di apprendimento.
Nel 1924 Bailey scrisse che ‘mind is the mother of muscle’; recentemente Jack Nicklaus disse a proposito del gioco del golf: “se la testa ti è nemica, ci sono tecniche che ti riportano ad un atteggiamento positivo. La chiave è la preparazione mentale, prima di ogni tiro. Anche in gare di altissimo livello, l’esecuzione perfetta (peak performance) del tiro è estremamente rara e casuale.”
L’acquisizione di tecniche di rilassamento, concentrazione e visualizzazione, conosciute e praticate dai professionisti, si stanno diffondendo anche tra sportivi di livelli tecnici meno elevati.
Un po’ di teoria: Maertenns nel 1987 parla di attivazione globale fisica e mentale (arousal) per indicare un tipo di energia psichica utilizzata negli sport di resistenza. Ad esempio una gara di ciclismo, una maratona e altre gare di lunga durata (per certi versi anche il calcio) comportano un alto livello di arousal, mentre il tiro con l’arco, il salto in alto e tutte le discipline di precisione ne richiedono un livello basso. L’arousal può essere allenata, dipende dal livello d’abilità della prestazione da fattori decisionali e motivazionali.
L’atleta raggiunge lo stato psicofisico ottimale (flow) quando si sente in completa armonia con l’azione che sta intraprendendo. Molto di questo è innato, anzi spesso è la molla che da bambini fa prediligere quel determinato sport: correre e sentisi ‘vento’, nuotare giocando con le onde del mare, scivolare su una pista innevata come un granello di neve. In parte può essere aumentato o coltivato con tecniche di visualizzazione e di sensibilizzazione appropriate, per es. portare l’attenzione sulle punte delle dita e percepire la rugosità del pallone da basket, o l’elasticità della palla da volley.
Quando si è nel flow, si è lontani dallo stress e il livello di energia psichica è ottimale. Lo stress è ‘una distrazione’, una dispersione inutile di energia: non c’è tempo e non c’è spazio psichico per aver paura di non farcela - tutta l’attenzione esterna è orientata alla corretta esecuzione del movimento, alla performance. Importante per il giocatore è inoltre, imparare a focalizzarsi internamente sulla percezione del corpo, su come si sente (on how you feel) .
Altro requisito importante è la concentrazione. Essa può essere di due tipi: stretta (narrow) per sport di precisione o ampia (broad) per tutti gli sport di squadra.
E’ interessante notare che, ad altissimi livelli, le differenze d’abilità tecnica sono minime, ed è proprio in questi frangenti che l’ipnosi e le tecniche mentali e psicologiche possono fare la differenza (Mc Master e Normann, 1993).
In particolare l’ipnosi interviene positivamente nel raggiungimento del livello ottimale d’arousal, mentre movimenti complessi sono appresi attraverso varie ripetizioni in stato di piena coscienza: successivamente la memoria muscolare interviene senza alcuna mediazione mentale.
La concentrazione e l’attenzione sembrano essere, secondo uno studio dell’americano Gould (1989) tra i fattori più importanti, per allenatori e atleti. Se ne studiò l’influenza nelle discipline di precisione (closed skill) come il tiro al volo, in cui è fondamentale una rapida selezione degli stimoli esterni. Negli sport di squadra (open skill) si notò invece che l’aumento dell’ansia tende a compromettere la capacità di prestare attenzione agli stimoli esterni, con conseguente decadimento della capacità di effettuare scelte tattiche.
Meglio soffermarsi sul momento tecnico (process goals) che sul risultato (outcome goals) da conseguire.
Ogni giocatore ha poi delle caratteristiche strettamente personali.
E’ famosa, nel mondo del tennis, la differente impostazione di gara tra due grandi: Bjorn Borg e John McEnroe.
Il primo manteneva per tutta la partita un livello di attenzione costante per tutto l’incontro. McEnroe al contrario era rissoso e discontinuo, ma famoso per i suoi recuperi.
Una tecnica di preparazione mentale è il self-talk, ovvero il parlarsi, il dialogare con se stessi durante una gara. Si tratta di una tecnica molto simile all’autoipnosi, ma più semplice e immediata. Dialogando con se stessi, ci si può rinforzare nel momento culminante di una corsa campestre (‘non mollare, stai arrivando al traguardo’), si può superare momenti di stanchezza durante gli allenamenti (‘ti stai allenando molto bene, alla fine trarrai dei sicuri vantaggi’).
Quando, durante una gara agonistica , ci si porta in situazione di vantaggio, è importante non farsi prendere dal panico e mantenere la propria posizione (il ‘panico del primo’ si chiama sindrome di Norman, da un noto campione di golf, famoso per le sue spettacolari sconfitte dopo aver acquisito notevoli vantaggi ).
Nino Giangregorio, membro effettivo della federazione Medico-Sportiva Italiana, afferma che per vincere le gare, bisogna allenare anche la psiche, non bastano più muscoli sviluppati e dieta equilibrata.
Se praticare uno sport a buoni livelli implica una certa preparazione mantale, è sicuramente buona anche la strada opposta: la saggezza degli antichi (‘in motu vita, mens sana in corpore sano’) giunta fino a Monatigne e Pascal (la vita movimento, il riposo morte) dimostra come l’attività fisica sia sempre stata vista come un baluardo contro lo stress ed un modo rapido di riacquistare vitalità e benessere.


http://www.golf.it/prepsico.html
Nino Giangregorio - Il mental training - e altri articoli pubblicati sulla Rivista Medica Italiana di Psicoterapia e Ipnosi


Suggestione, autosuggestione e autoipnosi

La parola suggestione porta con sé un’accezione negativa. Eppure essa è un elemento importante e normale nella nostra vita. Il discorso benevolo e consolante ha un effetto terapeutico. L’efficacia della parola può essere rinforzata accompagnando l’approccio verbale con un dono, presentato come curativo. Il parere ufficiale della scienza di oggi assegna all’effetto placebo il 55% del merito delle guarigioni).
Da una fonte esterna (un medico, un amico, un parente) viene emesso un messaggio che viene accolto da chi riceve senza far uso della criticità cosciente. Il messaggio suggestivo è destinato al successo quando è costituito rispettando l’esperienza del ricevente (non giova a nulla dire ‘non hai male’ se il paziente sta soffrendo: meglio un costrutto del tipo ‘sei stato male e ancora adesso devi essere forte...presto starai meglio’). La suggestione deve essere orientata a fornire una risposta economicamente utile e rispettare i valori e gli orientamenti morali del soggetto ricevente.
Se la comunicazione è ben strutturata viene sviluppato un atteggiamento positivo di accettazione: il messaggio è come un seme che, se viene collocato in un terreno fertile (il subconscio dell’individuo) e di tanto in tanto viene innaffiato (rinforzi verbali e non), può dare vita ad una nuova pianta (la guarigione). La suggestione, accolta e accettata entra a far parte della realtà dell’individuo che la riconosce come propria, anche se in origine proveniente dall’esterno. Di conseguenza egli sarà portato a mobilitare le sue risorse e a sviluppare nuovi atteggiamenti orientati a realizzare il contenuto del messaggio. Questo meccanismo suggestivo è qualcosa che fa parte della vita di tutti i giorni.
Possiamo distinguere tra comunicazioni suggestive in base al grado di consapevolezza di chi trasmette e di chi riceve: la madre che accarezza il suo bimbo che si è appena fatto male, rassicurandolo che presto non sentirà più nulla consapevolmente trasmette delle suggestioni positive; in un rapporto psicoterapeutico dove vengano utilizzate tecniche ipnotiche, entrambi i soggetti sanno di fare uso di suggestioni ed autosuggestioni. Nella vita quotidiana spesso si comunica nella più totale inconsapevolezza.
L’autoipnosi, intesa come la messa in pratica di un insieme di procedure apprese, è in realtà un processo eteroindotto. D’altro canto, è risaputo che l’ipnosi ha una componente autogenica. La differenza tra le due tecniche, sta quindi nel punto di vista: parlando di ipnosi si intende descrivere un processo che dall’esterno va verso l’interno della persona, parlando di autoipnosi e di autosuggestione si pone l’attenzione sull’iniziativa delle parti interne.

http://www.armonics.net/civilta/intervista.htm - intervista al dott. Claudio Beltrami -
Stovkis, Planz - Suggestione - 1961

 

Ipnosi da palcoscenico

Si basa sulla mescolanza di tecniche classiche con tecniche psicodinamiche. Del resto l'ipnosi è qualcosa che di per sè ha delle componenti fortemente teatrali, inoltre in un palcoscenico sarà facile trovare elementi di cui le tecniche avvanzate si avvalgono quali luci colorate, possibilità di emettere improvvisamente suoni, ecc. L'emozione stessa di salire su un palcoscenico, se opportunamente gestita, può essere un ottimo induttore di trance (in altre parole, se accetti di salire sul palcoscenico per farti ipnotizzare, sei già praticamente ipnotizzato!).
Vi sono medici e ipnotisti che sconsigliano vivamente di sottoporsi a spettacoli di questo genere, per svariati motivi, a volte anche validi. Il più importante fra questi è che l'ipnosi e la capacità di entrare in trance più o meno profonda è una grande possibilità che ogni individuo ha (grande in tutti sensi: autoguarigione, mobilitazione di risorse interne, risoluzione di blocchi, ecc.). Non è il caso di rischiare una brutta esperienza o una non corretta impostazione o informazione solo per 'dare spettacolo'.
Ho assistito personalmente ad alcuni di questi spettacoli ed ho avuto modo di parlare con alcuni che sono saliti sul palcoscenico. Se da una parte non posso non condividere le preoccupazione di questi medici, dall'altra ritengo particolarmente interessante vedere un professionista all'opera al meglio della sua arte. In molti casi si tratta di persone realmente capaci ed esperte nel produrre trance medio-leggere e in piccola misura si ha sicuramente da imparare dalla loro esperienza guadagnata di piazza in piazza. E questo vale anche per quelle zingare che non si limitano a porgere la mano per chiederti l'elemosina, ma se notano un minimo interesse nei tuoi occhi...non ti lasciano più scappare.
Sono stato personalmente 'vittima' di un episodio di questo genere, e, superata la stizza per le 10.000 'perse' devo dire, a distanza di tempo, che è difficile non apprezzare la maestria di questa donna, che con la scusa di un rito portafortuna, per ringraziarmi delle mille lire che le avevo appena date, intona una cantilena e mi tocca ritmicamente il petto e due punti nel braccio e dopo un po' mi invita a prendere in mano altra 'carta' (non dice soldi, forse dice banconota) e poi ancora altra carta. Sfortunatamente per me, l'unica cosa di carta che avevo erano i soldi del portafoglio... dopo qualche attimo di confusione mi riprendo con due banconote in mano e i suoi occhi puntati addosso. Ormai mi ero svegliato, e reagisco in maniera decisa quando altri zingari si fanno intorno sconsigliandomi di non interrompere il 'rito'. Quando più tardi controllo il portafoglio, mi manca una banconota.
Un'altra manifestazione di questo genere, ma di stampo nostrano, sono i tavolini con le tre carte (o tre campanelle)... anche qui la professionalità non manca. Intanto sono sempre almeno in tre, uno alle carte, molto veloce nella mimica e molto tranquillo, ripete sempre una stessa frase; un altro grida e fa finta di giocare e di vincere. Il 'giocatore' impassibile continua a girare e rigirare le carte prendendo e restituendo le banconote da 100.000 che solitamente l'altro compare gli fornisce. Il terzo intanto si guarda in giro e con una certa circospezione invita qualche passante curioso a giocare. Anche il secondo normalmente si rivolge ai passanti, ma in maniera più rumorosa. Finalmente qualche passante si ferma...si avvicina, è sicuro di sapere dove è l'asso e punta una banconota. Nelle migliori delle ipotesi, dopo qualche movimento questa gli viene ridata...ma ormai è tardi...la febbre del gioco lo ha preso (del resto ha appena vinto, anche se gli hanno semplicemente restituito la sua banconota). Continuerà a giocare e dopo due o tre puntate perderà. Il tutto in mezzo alla confusione creata involontariamente da altri passanti curiosi, che a volte lo inciteranno essi stessi a giocare ancora, mentre i due compari tenteranno di consolarlo 'il gioco è gioco!''
Mi ricordo una volta ai mercati generali una scena simile con tre campane e una pallina. Il movimento era abile, ma si poteva vedere perfettamente dove la pallina si fermava. A volte il gioco rimaneva fermo per qualche attimo - le solite false puntate, l'aspettativa della gente aumenta - e poi voilà la pallina era proprio lì dove tutti credevano. Ma appena qualcuno dei passanti giocava, la pallina veniva spostata. L'unico a non accorgersene era la persona più interessata...forse troppo impegnata a prendere la banconota e a giocarla.


http://www.valnet.it/cicap/ipnosi.html (Luigi Garaschelli)
http://www.seduzionerapida.com (Bruno Meirana)
http://www.gelmini.com/wolf (Wolf Waldbauer)


Ipnosi e cinema

Sono passati due secoli dall’invenzione dei fratelli Lumière. Da allora, attraverso tecniche sempre più sofisticate, la celluloide ha fatto sognare, piangere e divertire milioni di pesone. Film come ‘Nuovo Cinema Paradiso’ danno un’idea dell’importanza storica e sociale e della magia che il cinema porta con sé.
E’ un mezzo comunicativo estremamente potente: l’immagine in movimento ci rende partecipi dell’orrore della guerra (‘Soldato Ryan’), ci trasmette l’emozione di una gara sportiva (‘Fuga per la vittoria’), ci fa vivere la scoperta di mondi lontani o fantastici (‘Al di là dei sogni’).
Il ‘film’ è usato spesso come metafora dei processi mentali: anche nel parlar comune si sente dire a volte ‘..mi sono fatta il film che ... mi sembrava di vivere in un film...’
Richard Back in Illusioni utilizza 1’allegoria del proiettore che fa apparire sullo schermo i vari fotogrammi della nostra vita, similmente al fuoco che illumina le statuette creando ombre deformate e ‘suggestive’ nella caverna di Platone.
Il film è già di per sé un simbolo di Maya, di illusione, di vuota ripetitività e prevedibilità delle nostre azioni quotidiane (da ‘La rosa purperea del Cairo’ a ‘Truman Show’).
Ed è al cinema, o davanti alla televisione, che sperimentiamo frequentemente stati semi-ipnotici: dimentichiamo mal di denti, torte nel forno e appuntamenti perchè... ‘quel telefilm mi ha preso’, oppure non ci rendiamo conto del tempo che passa di fronte ad un bel film. (Tutto ciò capita anche quando si crea una buona comunicazione empatica con un’altra persona).
Il rapporto tra cinema e ipnosi è legato al contesto culturale e storico, e segue normalmente le concezioni del momento, i luoghi comuni o le esperienze dei registri.
Possiamo trovare l’ipnosi come tecnica di supporto alla psicoanalisi, come fenomeno legato al mondo delle percezioni extrasensoriale o come fenomeno da baraccone: dai fallimenti de L'esorcista, ad un sapiente e risolutivo utilizzo di Ingrid Bergman in 'Io ti salverò'.
Un’ipnosi a tinte fosche e un ambiente borderline ne “Il gabinetto del dottor Calligari” regia di Robert Wiene. Un medico pazzo ipnotizza un suo paziente soggetto a sonnambulismo e lo induce a commettere omicidi mentre è in trance; il tutto raccontato da un malato psichiatrico...in cura dallo stesso dottore. (Qualcuno ha voluto vedere in questo film una visionaria metafora del nazismo)
Alice Tate, impersonata da Mia Farrow nel film ‘Alice’ di Woody Allen (1990) tramite tecniche ipnotiche recupera ricordi della sua infanzia e capisce nuove cose della vita.
Le reverende madri in ‘Dune’ di David Linch utilizzano tecniche di induzione nell’addestramento di Paul.
Obi-wan Kenobi usa ‘la forza’ per persuadere le guardie imperiali a lasciarlo passare nel celeberrimo Star Wars.
Bis, il simpatico serpentello alla corte del re d’Inghilterra, nel Robin Hood di Walt Disney, fa divertire con i suoi infruttuosi tentativi di far addormentare.
Ipnosi e incantesimi...e tante risate con la magia degli immortali cinesi in ‘Grosso guaio a China Town’.
‘Scanners’ capaci di leggere nella mente e guidare i comportamenti a distanza: la saga, giunta ormai al terzo episodio presenta vari temi cari a chi si occupa di occulto: dalle sperimentazione chimiche dei medicinali, alla solitudine del diverso, all’utilizzo militare e politico di ‘medium’.
Il lampo di uno strano flash fa dimenticare notizie che non è conveniente divulgare in ‘Men in Black’
L’ipnosi di tanto in tanto compare anche in telefilm e in serie televisive.


Ipnorapine

Il bandito si presenta allo sportello e fissa negli occhi il cassiere che in pochi istanti cade in trance ed un paio di milioni di lire scompaiono.
Succede a Padova nel settembre dell'89, è non si tratta di un fatto isolato.
Da allora molte banche, negozianti, ristoratori e supermercati vengono coinvolti da questa nuova forma di raggiro.
Di norma accade che un distinto signore, descritto come orientale od asiatico, si presenti, accompagnato da un
"collega", ad uno sportello di banca od in un negozio mostrando di possedere molti soldi che desidera cambiare o di
cui vuole un cospicuo resto.
Disorientato il cassiere con una richiesta particolare, normalmente priva di senso, esige che le banconote siano contrassegnate da una certa lettera o finisca con un certo numero. intanto continuano a parlare con voce pacata.
A questo punto comincia il vuoto di memoria per il cassiere, che solo dopo qualche attimo (sufficiente ai rapinatori per dileguarsi) scopre mancare del denaro dalla cassa.
Ho conosciuto un addetto delle poste che mi ha raccontato un episodio simile: due distinti signori si avvicinano allo sportello chiedendo di cambiare dei soldi; intanto che vengono serviti, iniziano a parlare a voce bassa fissando l'impiegato e facendo richieste strane sulle banconote. Ad un certo punto il dipendente, infastidito, riesce a cacciarli, minacciando di chiamare la polizia.


Ipnosi e medicina: la riduzione del dolore e il cancro

"Non devo essere depresso, sta crescendo un cancro dentro di me". Non senza un certo sarcasmo, Woody Allen, noto per il suo amore-odio per la psicanalisi, commenta le ricerche che mettono in relazione stati emozionali e crescita di cellule tumorali.
In effetti l'idea di malattie dell'anima che, se trascurate (oggi diremo non risolte), prendono forma nel corpo non è certamente nuova: tutte le medicine antiche consideravano l'uomo come un'unita psicofisica, dal riequilibrio energetico nella medicina ayurvedica e cinese, al mens sana in corpore sano dei latini.
Il problema del cancro è piuttosto complesso: la parola stessa introduce scenari di disperazione, sofferenza e solitudine; troppo spesso una diagnosi in questo senso suona come una condanna a morte, una ineluttabilità, un male oscuro contro il quale sembra inutile combattere.
Intanto lottiamo per una corretta informazione: le alternative ci sono, anche se non sempre sono pubblicizzate, per vari motivi che non ho la pretesa di approfondire in questa sede; quello che manca è a volte la cultura dell'alternativa e la conoscenza di possibilità reali e più volte sperimentate.
Esiste un'accezione illuminata di medicina che non distingue tanto tra l'ufficiale e l'alternativo, ma colloca tecniche di azione diverse in momenti diversi: dalla prevenzione, alla corretta comunicazione, all' assistenza, alla preparazione e al supporto: in questo contesto non è l'intervento chirurgico al centro della terapia, ma la persona.
Non esistono molti dati, ma quei pochi che ci sono non lasciano dubbi: chi ha la possibilità, le conoscenze, la fortuna di essere seguito con tecniche preparatorie e complementari, quali i gruppi di ascolto, il counselling, l'ipnosi e le visualizzazioni guidate, hanno effetti benefici e migliorano sensibilmente la qualità della vita.
Oggi, più nessuno può sottovalutare la capacità antidolorifica e regolante dell’approccio riflessologico e agopunturistico orientale, senza che peraltro la visione scientifica occidentale abbia fornito un razionale convincente di una tecnica empirica che comunque certamente e indubitabilmente funziona.
L’allargamento progressivo delle prospettive della medicina come conoscenza debba intrecciare il recupero della dimensione umanistica della medicina, intesa come possibilità di potere disporre, con libera e intensa personale volontà, di tutti quei supporti che ognuno ritiene essere utili ed efficaci per il proprio percorso terapeutico. (1)
Questo non significa negare l’indubitabile efficacia di alcuna terapia, ma significa anche non chiudere gli occhi di fronte a ciò che si è rivelato utile, con un effetto documentato, anche se non completamente spiegabile e mai esattamente ripetibile.
Un aspetto singolare è l'esiguo numero di pazienti che decide di sperimentare questi approcci: i più infatti, reagiscono ad una diagnosi di cancro con un atteggiamento di totale chiusura e rifiuto. Risulta più facile tagliarsi fuori dal mondo.
Vari studi dimostrano che esiste una correlazione tra il numero di linfociti NK e l'atteggiamento emotivo e psicologico di non rassegnazione e la capacità di distrarsi dal dolore.
I terapeuti che impiegano le tecniche della visualizzazione creativa nel trattamento dei tumori sostengono che in questo modo è possibile stimolare il sistema immunitario in modo da influire sulla crescita del tumore.
Questa teoria deve la sua popolarità ad un oncologo americano, Carl Simonton, e a sua moglie Stephanie, psicoterapeuta. Inizialmente, chiesero ai malati di cancro di immaginare i propri globuli bianchi che mangiano o distruggono le cellule tumorali presenti nell’organismo. Poi i Simonton stessi rividero questo approccio e ora sostengono che concentrarsi su una sensazione di benessere e sentirsi più forti potrebbe ridurre i sintomi della malattia e gli effetti collaterali del trattamento.
In Italia la dr. Nadia Menghi ha applicato le tecniche dei coniugi Simonton con i suoi pazienti, integrandole e mettendole a confronto con altri metodi quali il rilassamento, biofeedback, ipnosi e visualizzazione (cfr. RIVISTA MEDICA ITALIANA DI PSICOTERAPIA ED IPNOSI. ANNO SECONDO - Numero 1 - Giugno 1990)
Avendo sperimentato le grandi potenzialità analgesiche dell'ipnosi e delle tecniche di visualizzazione mentale, sostiene l'utilità e la necessità di un approccio psicologico e di una formazione psicoterapeutica ed ipnotica in campo oncologico.
E' noto che la chemioterapia ha come effetti collaterali nausea e vomito, tanto da creare una sorta di riflesso condizionato, tanto che il paziente sta già male ancora prima di essere sottoposto al trattamento.
Rosberg nell'89 pubblico i suoi risultati riguardanti l'utilizzo di tecniche ipnotiche volte a diminuire questi disturbi. Ancora una volta la tecnica oggetto di questa tesi risulta essere un valido supporto.
Training autogeno, colloqui terapeutici, visualizzazione guidate, counselling (molto sviluppato, soprattutto in Inghilterra) e ipnosi ericksoniana prima dell'intervento favoriscono il recupero post-operatorio e in seguito diminuiscono il dolore e rendono più sopportabili gli inevitabili problemi che seguono l'azione chirurgica.
Ho partecipato qualche anno fa ad un convegno di medici e paramedici: erano riuniti specialisti e rappresentanti di svariate discipline: dalla chirurgia al qi gong, dal movimento corporeo alla bioenergetica. Ricordo in particolare la testimonianza di una dottoressa che organizzava gruppi di ascolto. Essa mise in evidenza l'estremo bisogno e la volontà da parte dei suoi pazienti di parlare della loro malattia, del loro disagio: cosa che raramente è possibile fare all'interno della propria famiglia, per scarsa capacità o disponibilità dei famigliari di ascoltare; meglio essere capiti che essere compatiti.
Altro vantaggio dei gruppi di ascolto è che al loro interno tutti i partecipanti sono, al tempo stesso, sostenitori e sostenuti.

http://www.aimac.it/libri/tercomp.htm
http://www.anaao.it/aggiorna/psy/smipi/smipi2/rivista/1990_uno.htm


Ipnosi e MTC

Il dr. Iannucci è stato fra i primi in Italia a pubblicare degli studi sull’associazione fra queste due discipline.
Agopuntore, associa alla pratica clinica degli aghi le sue conoscenze in fitoterapia e massoterapia. Qualora riscontri in un paziente una preponderante componente psicologica, si avvale di tecniche d’ipnosi come coadiuvante nella terapia.
I risultati ottenuti sono, in percentuale, del 90% superiore rispetto a quanto ottenuto con la sola patica della MTC.
Nella sua pubblicazione sulla Rivista Medica Italiana di Psicoterapia e Ipnosi del primo semestre 95, riferisce il caso di un paziente di un paziente affetto da diabete mellito giovanile, aggravato da una forte depressione. Grazie all’associazione dell’ipnosi con rimedi tradizionali della medicina orientale, il paziente ritroverà il suo equilibrio.
Anche in casi in cui non è così spiccatamente evidente la componente psicologica, tanto da non richiedere un apposito intervento psicoterapico, l’utilizzo di tecniche di comunicazione avanzate e di suggestioni ipnotiche durante la seduta terapeutica assicura una guarigione più veloce o miglioramenti clinici più incisivi rispetto a pazienti trattati con le sole tecniche della MTC. Difficile definire con precisione quale delle varie tecniche usata sia determinante nell’ottenere un buon risultato.
Un approccio molto particolare è quello proposto da Satori e Minio. Essi prevedono una preventiva diagnosi orientale, volta a determinare quale dei cinque elementi della MTC (Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua) sia maggiormente fuori equilibrio. Successivamente, si va a lavorare sull’aspetto trovato utilizzando una sorta di training autogeno nel quale, conseguentemente a suggestioni di rilassamento, vengono introdotte immagini connesse con l’elemento che si vuole stimolare.

Sergio Santoni e Paolo Minio - La conscenza esperienzale, ricerca psichica e autoterapia attraverso la visualizzazione creativa dei cinque elementi primari - Edizione Fuori Collana
Iannucci - ipnosi e medicina Tradizionale Cinese: un’utile associazione - Rivista Medicina Italiana di Psicoterapia e Ipnosi


Ipnosi e controtrance

Succede a volte, nelle relazioni di aiuto, che sia il paziente ad attirare nel suo 'vortice distruttivo' il terapista.
La persona che ha chiesto aiuto, invitata ad esprimere il suo problema, inizia un racconto monotono e ripetitivo, spesso accompagnato da gesti 'ipnotici' quali un leggero dondolio della testa o del busto, o della gamba accavallata.
Se si tratta di un'intera famiglia, può capitare che mentre uno dei presenti parla, un altro si metta a sbadigliare o a dondolare, creando un'atmosfera di sonnolenza che lentamente si diffonde.
Notiamo tra l'altro che non sempre e non necessariamenti questi gesti sono intenzionali, anzi in psicoterapia a volte possono venire letti come delle resistenze inconsce, così come l'eccessiva allegria e affabilità sono a volte da leggersi come atteggiamenti seduttivi (ipnotici in qualche misura)
Rodolfo de Bernard, ha presentato, durante il convegno "Psichiatria, Cinema e Videocomunicazione", (Roma Marzo 1992), un filmato di una seduta di terapia familiare, particolarmente illuminante a questo proposito.
Uno dei presenti comincia a dondolarsi sulla sedia e pochi istanti dopo, anche il terapista comincia a dondolarsi con lo stesso ritmo: (un eco posturale, ma inconscio... )
lo sguardo è perso nel vuoto, le palpebre si fanno pesanti e sbattono ripetutamente; il tono, il volume ed il ritmo della voce ricalcano quelli dei membri presenti. E' la voce sommessa, monotona, imbambolante di uno dei familiari che sembra imporre il ritmo della seduta, suscitando un'atmosfera di sonnolenza e di noia
Una serie di gesti del terapista (per esempio si tocca ripetutamente il naso) lasciano intendere che egli non è in grado
di condurre la seduta.
In questi casi si rende necessaria un'operazione che possiamo chiamare "supervisione ipnotica".
Una volta che il terapista ha subito l'induzione, il supervisore deve compiere un intervento di "controtrance".
E' possibile usare un suono esterno, per esempio un citofono, con il quale il supervisore si inserisce improvvisamente nella seduta, dando la possibilita al terapista di risvegliarsi temporaneamente dal suo stato di sopore.
E' interessante notare che il terapista, invitato ad uscire, tende ad indugiare, si sente come trascinato a tornare di fronte alla famiglia per giustificarsi, dare spiegazioni, e così facendo si cala di nuovo nel clima ipnotico.
Si può osservare anche un altro sintomo tipico del terapista in trance. Una volta fuori della stanza, questi riferisce di essere "perfettamente a proprio agio", di sentirsi calato nel clima terapeutico e di avere il controllo della situazione. Si fa portavoce, di fronte al supervisore, delle esigenze dei familiari, parla per loro. Si vede chiaramente che appartiene più alla famiglia che non al sistema di supervisione. Sembra addirittura adoperarsi per trascinare anche il supervisore nell'atmosfera ipnotica.
Compito del supervisore è rendere il terapista consapevole del proprio stato, sottraendolo al legame ipnotico.
Tuttavia, in questa fase, ogni tentativo di convincerlo ad assumere una linea diversa, contrapposta a quella della famiglia, risulta arduo. Il terapista in trance non ascolta e continua a portare avanti la linea della famiglia. Può sentire solo quello che la famiglia vuole che senta. Non riesce ad accogliere e fare proprie le indicazioni del supervisore, vissute anzi come ingerenze.
Si apre allora una lotta fra due magie diverse - quella della famiglia e quella del supervisore - in cui il terapista è soltanto spettatore.
Il supervisore deve fare ricorso ad una controinduzione ipnotica e fornire i suoi messaggi con un particolare stile analogico. Egli può, ad esempio, incrementare all'improvviso il ritmo del discorso (non il volume), in modo da confondere il terapista che non riesce più a fermare i contenuti. Poi, dopo una pausa, attua la Controinduzione ipnotica, rallentando di nuovo il ritmo e marcando le parole, in modo che queste suonino come una proposta che non può essere respinta.


http://www.itff.org/sci.trance.html (istituto di terapia famigliare a Firenze)
http://www.itff.org/sci.connessioni1.html convegno "Psichiatria, Cinema e Videocomunicazione"


Ipnosi regressiva

E’ uno dei capitoli più affascinanti e più controversi.
Due schiere contrapposte: da una parte i sostenitori ad oltranza della veridicità dei racconti emersi sotto ipnosi, dall’altra i convinti detrattori di queste tecniche.
La situazione è complessa in quanto non mancano da nessuna delle due parti valide argomentazioni.
Alcuni racconti vengono ribaditi da altri testimoni in modo indipendente; ricerche di cui l’ipnotizzato non può essere a conoscenza confermano particolari molto precisi e decisivi. Altri racconti sono invece palesemente ‘falsi ricordi’ ossia rielaborazioni mentali di fantasie infantili...vissute unicamente nel proprio subconscio. E’ noto il ‘fenomeno Bridey Murphy’ ossia l’emergere sotto ipnosi di storie di vite precedenti che difficilmente trovano riscontro nelle cronache d’epoca , ma è altrettanto conosciuto lo studio di Ian Stevenson, del 1966: Reincarnazione: venti casi a sostegno.
In effetti la polemica è sempre accesa: in fondo anche il caso della signora Virginia Tighe che ipnotizzata da Bernstein ricordò episodi di un secolo prima della vita di un certo Bridey Murphy, furono trovati , dopo molte ricerche, dei riscontri parziali (il nome di alcuni negozi frequentati, certi modi di dire, ecc.). Il problema è che su giornali e rotocalchi apparvero molte sensazionali confutazioni su questo caso, tanto da essere considerato nell’opinione pubblica un caso di falso ricordo per antonomasia.
Thelma Moss ne ‘La probabilità dell’impossibile’ cita molti casi interessanti, ma soprattutto fa notare le grandi difficoltà nell’affrontare queste ricerche: molto spesso manca la possibilità di verifiche oggettive, perchè vengono rivissuti episodi troppo lontani o strettamente personali, cioè senza nessuna rilevanza storica. Esiste poi un problema psicologico: è accettabile che una persona ricordi in base alla sua sensibilità, che memorizzi o racconti soltanto ciò che è di suo interesse omettendo particolari determinanti. Un altro aspetto è la difficoltà di trovare soggetti ‘standard’ che si prestino ad una sperimentazione, per diversi motivi: intanto, come avverte la Pompas, ricordare le vite precedenti non è proprio una passeggiata, ma semmai parte di un cammino profondo che può portare a non soffermarsi molto su particolari scientifici del fenomeno; in molti casi si tratta di esperienza traumatizzanti da rielaborare con altri mezzi, certe volte i ricordi che emergono si riferiscono a periodi diversi, altre volte le persone abbandonano la terapia. Interessante, da questo punto di vista, anche se non definitivo, è l’ultimo libro di Weiss, nel quale due soggetti, che non si conoscono, raccontano episodi molto simili...finchè un giorno non si incontrano.
La Reincarnazione non è l’unica tematica collegata alla regressione ipnotica.
La signora H., tranquilla casalinga di media cultura, improvvisamente inizia a soffrire di depressione e perdite di memoria. Preoccupata, inizia delle sedute di psicoterapia e attraverso il rilassamento e l’ipnosi affiorano immagini riguardanti strani personaggi che la analizzano con sonde ed altri aggeggi sconosciuti, in un luogo mai visto. In molti casi sono presenti sul corpo dei segni che anche i parenti più stretti non sanno come spiegare.
Casi come questo non sono affatto isolati, in America si parla di decina di migliaia e in Italia si stanno iniziando a raccogliere e a classificare molti casi interessanti. A volte questi ‘incontri’ (altri preferiscono chiamarli rapimenti, gli americani abduction) si ripetono nel corso degli anni, e vengono ricordati soltanto a distanza di molto tempo.
Da un’idea della dimensione del fenomeno, il fatto che in America non ci sono solo due fazioni (i credenti negli ufo e i non credenti). Al contrario la polemica più grande sembra essere tra studiosi e appassionati del fenomeno, alcuni dei quali sono convinti della bontà e della superiorità morale degli alieni (tra essi il professor John Mack - università di Harwald - e Michael Miley), altri che invitano a difendersi con ogni mezzo da questi soprusi assolutamente ingiustificati. (Jacobs considera le capacità telepatiche degli alieni come una spaventosa forma di dittatura e di...violazione della privacy). Molto diffuso è l’atteggiamento ostile nei confronti del governo americano e i servizi segreti, accusati di depistare (cover up) con ogni metodo le ricerche, in particolare diffondendo notizie false che vengono poi subito smentite o inscenando falsi rapimenti ad opera dei militari.
Non ritengo sia questa la sede per affrontare o prendere posizione riguardo all’argomento. Rimando quindi alle indicazioni bibliografiche e su internet chi volesse approfondire l’argomento.
Piuttosto interessanti dal punto di vista della presente tesi, sono invece le considerazioni di Nino Conti e Alessandro Zabini sulle sedute ipnotiche di Valerio Lonzi, presunto rapito, condotte da Corrado Malanga.
Nell’articolo pubblicato su Ufoforum (ottobre 1998) i due studiosi fanno notare come, nonostante un esame preliminare non soddisfacesse nemmeno i (larghi) criteri introdotti da Budd Hopkins e David Jacobs, sostenitori dell’ipotesi extraterrestre, il Malanga non prese in considerazione nessun’altra ipotesi e formulò tutte le sue domande dando per scontato che si trattasse di abduction ad opera di alieni. Anche i sogni che Lonzi racconta sotto ipnosi, vengono visti per forza attinenti all’esperienza, e di nuovo domande di approfondimento sono tendenziose e suggestive.
Si da inoltre per scontato che il missing time (fenomeno molto frequente in questi casi di presunti rapimenti, per il quale il contattista ha dei vuoti di memoria che vengono colmati solo con l’ipnosi) sia dovuto alla rimozione inconscia di ricordi traumatici, quando non c’è nessuna prova di questa dinamica, anzi in certi casi si verifica l’incapacità di dimenticare eventi che ci hanno fatto soffrire. Altro elemento che Conti e Zabini contestano, è l’esiguità di particolari nella descrizione della tecnica adottata per suscitare lo stati d’ipnosi, quando è noto che il modo di indurre in trance influisce sui risultati.
Questo tipo di considerazioni richiama alla mente un’altra accesa polemica che riguarda la psichiatria inglese. In Gran Bretagna più di mille famiglie si dichiarano vittime di false accuse di violenze sessuali su minori. Il problema è delicato, dal momento che, in molti casi, il ricordo delle violenze sarebbe stato ‘rimosso’ per anni e solo in seguito a sedute psichiatriche sarebbe riaffiorato sotto ipnosi. Alcuni di questi ricordi riguardano abusi avvenuti durante la prima infanzia, tra cui riti satanici, sesso di gruppo e con animali subiti a 2-3 anni di età.
La mediazione fra le varie tesi non è semplice: Sydney Brandon ha condotto una supervisione commissionata dal Royal College of Psychiatrist su questi casi. Egli afferma che i ricordi fatti affiorare dopo un lungo periodo di amnesia non sono normalmente affidabili. Una conclusione prudente e un po’ semplicistica secondo il suo collega Peter Whewell, secondo il quale una donna su dieci e un uomo su venti ha subito da bambino un qualche tipo di abuso e uno su quattro soffre di amnesia.
Il dottor Giorgio Gagliari, in un intervento per la rivista ‘Detective & Crime’, parlando di psicopatologia della testimonianza afferma che è possibile, soprattutto nel campo della violenza psicoterapeutica, orientare la persona a ricordare un’emozione, che però non ha necessariamente attinenza con la verità storica dell’evento. Una persona può inconsciamente riempire i vuoti della memoria con ricordi successivi ed ugualmente emozionali, di cui però si è convinta in seguito ad altri fatti per lei traumatici di cui cerca una spiegazione attendibile e soprattutto causale.
Per chi è convinto della veridicità dei contenuti delle regressioni, il fatto stesso che alcuni pazienti smentiscano da svegli i loro ricordi altro non è che la prova della loro incapacità di affrontare il problema.
Interessante è il parere di Groff, (inventore della respirazione olotropica, una tecnica simile al rebirthing o vivation che usa l’iperventilazione per esplorare contenuti nascosti della nostra psiche), il quale parla genericamente di ‘emergenze spirituali’. Al di là dei contenuti oggettivi, ricordare sotto ipnosi o mediante altre tecniche rapimenti da parte di extraterrestri o abusi sessuali, ha un significato evolutivo personale, che va oltre all’oggettivo ‘è vero’ o ‘non è vero, è inventato’. Dello stesso parare anche Jung che parla di eventi ‘numinosi’ nella vita di ogni persona, episodi della vita psichica che non necessariamente corrispondono ad un accadimento reale, ma individuano un cammino.

Brian Weis: Molte vite, molti maestri -
Brian Weis: Molte vite, un solo amore -
Manuela Pompas: Reincarnazione - 1987 Rizzoli
Manuela Pompas: La terapia R -1989 Rizzoli
S. e C. Groff - Oltre la soglia - Red Edizioni
S. e C. Groff - La mente olotropica - Red Edizioni
S. e C. Groff - Emergenze spirituali - Red Edizioni
http://www.detecrime.com/rivista/rubriche/psicologtestimon.html
J.F. Blumrick - ...e il cielo si aprì - M.E.B. Torino 1976
Carl.Gustav Jung - Su cose che si vedono nel cielo - Milano 1960
Carl.Gustav Jung - Sogni, ricordi, riflessioni - BUR
Piero Angela - Viaggio nel mondo del paranormale - Milano 1980
Lobsang Rampa - La caverna degli antichi - Astrolabio
Corrado Malanga - Gli UFO nella mente - Milano Bompiani 1998
Anthony McCarten - L’amore è un marziano- Garzanti
AA.VV. Incontri ravvicinati - Il sapere
http://www.nonsiamosili.org


Ipnosi e il metodo scientifico: un modello geometrico

Sebbene siano già stati fatti numerosi studi e l'ipnosi e le sue applicazioni siano più volte passate (molto spesso con onore) al setaccio della statistica e della sperimentazione matematica, ritengo che in generale sia molto difficile intraprendere uno studio in questa direzione. Le variabili in gioco sono molte, pretendere di analizzarle una per una porta fuori strada, dal momento che la riuscita di un trattamento ipnotico dipende proprio dalla stretta correlazione di più fattori. La definizione stessa della riuscita è molto dubbia: difficile dare una valutazione quantitative dell'ipnosi, più sicuro parlare di buon livello di rilassamento, di trance, di risposta al comando postipnotico; risulta comunque molto complicato ideare esperimenti che non lasciano margine al dubbio e alla soggettività, se non puntando su risposte statistiche, generiche e apersonali. Da qui si intuisce che metodi che prevedono un approccio standard non sono molto praticabile, o per lo meno forniscono dei risultati piuttosto grossolani. L'ipnosi è il risultato di un incontro tra due persone (o tra una persona e un gruppo) che comunicano a diversi livelli con capacità, aspettative e vissuti differenti.
Un osservatore esterno potrebbe, con una telecamera, riprendere un pezzo della nostra vita. Ciò che la telecamera riprenderebbe è un punto di vista, al limite mobile, di ciò che è accaduto.
Supponiamo che, dopo qualche ora di lavoro al computer, mi affaccio al balcone. Un’auto rossa sfreccia nel controviale sfidando il semaforo ormai giallo da qualche secondo. Sul marciapiedi un uomo e un ragazzo attendono a loro volta il segnale per poter passare. Un uccellino dal vivace piumaggio becca le briciole di pane lasciate sul davanzale. In fondo, della macchina, dei pedoni e del pettirosso sono sicuro della posizione attuale, ma non posso dire ‘nè da dove vengano, nè dove vadano’.
Quando non ho grossi impegni, la mattina, mi piace prendere un caffè in qualche locale e scambiare due chiacchiere con il proprietario. E’ facile vedere spesso la stessa gente, le stesse facce, soprattutto in una piccola città. Illustri sconosciuti di cui non so praticamente nulla, se non che, probabilmente, domani saranno nuovamente lì, forse con gli stessi pensieri, forse con problemi diversi, con qualche esperienza in più o con nuove illusioni.
Cosa distingue la relazione tra due persone che per svariati motivi condividono gli stessi spazi e una famiglia che vive sotto un unico tetto? Nella migliore delle ipotesi (!), due amanti condividono più punti di vista, crescono insieme, comunicano su più livelli. Potremmo dire, utilizzando un linguaggio geometrico, che si incontrano su piani diversi.
Ogni momento della nostra vita è l’intersezione di infiniti piani in uno spazio multidimensionale. A volte, guardando una persona, si ha la sensazione di indovinare un movimento, un verso che questa sta prendendo. In geometria esiste la nozione di direzione di un vettore. Se un vettore non appartiene al piano, la sua intersezione con questo sarà un solo punto. Quando ci poniamo come osservatori del mondo esterno è come se tagliassimo con un piano la realtà che ci circonda: vediamo un’istantanea di un soggetto in movimento (il punto lasciato da un vettore su un piano).
In quest’ottica, tutte le varie manzie escogitate nel passato per scoprire quello che sarà (dalla lettura dei tarocchi all’ I Ching, dall’osservazione dei fondi di caffè all’interpretazione dei sogni...) hanno l’obbiettivo di indagare la realtà tagliandola con altri piani, per sentire che aria tira ed eventualmente spiegare le vele in quella direzione.
Tornando all’oggetto di questi paragrafi, risulta evidente la problematica dell’esecuzione controllata di esperimenti in tutti quei campi (esp, psicologia sociale, guarigione energetiche, ipnosi) che interessano più piani (o punti di vista).
In questi contesti multidisciplinari, più che di riproducibilità dei risultati, sarebbe opportuno discutere la difficoltà oggettiva di simulare le condizioni ‘al contorno’. Per fare un esempio, il successo di una gita in montagna è in qualche modo (non banale) dovuto alla scelta del luogo, dei partecipanti, delle condizioni atmosferiche, dell’attrezzatura, del periodo dell’anno, ecc. senza contare fattori non totalmente prevedibili: il rapido saltellare di un camoscio, la scoperta di un fungo, un arcobaleno dopo una leggera pioggia.
Di più: ogni lettore avrà attribuito una valutazione personale dei fattori sopraccitati, fattori piuttosto eterogenei, scarsamente misurabili e decisamente non controllabili.
Per salvarsi da questo caos, qualcuno potrà proporre la statistica: immaginiamo che sollievo per un malato di cancro o di AIDS sapere che al 40% non vedrà peggiorare il suo quadro clinico nei prossimi sei mesi!


Fritjof Capra - Il tao della fisica - Adelphi
Abbot - Flatlandia - Adelphi


Ipnosi e risvegli

L’ipnosi non è uno stato di sonno, anche fisiologicamente, essa ha veramente poco da spartire con questa condizione da cui trae il nome. Al contrario l’ipnosi è un diverso grado di attenzione, nel quale è agevole approfondire nuove possibilità, conoscenze, abilità: in qualche modo è un supporto al risveglio (nel senso inteso da Paul Atreides in Dune quando dice ‘Il dormiente si è svegliato’) E’, riprendendo la metafora del capitolo precedente, un aprirsi a nuove dimensioni: il vero sonno è rimanere sempre solo su uno stesso piano, mantenere sempre il proprio punto di vista, muoversi in orizzontale inconsapevoli del proprio spessore (Abbot).
Essere saldi al centro della sfera della propria vita e osservare il complesso e ritmico movimento, in un continuo equilibrio dinamico, iconograficamente reso dal simbolo del Tai Chi.
Un maestro di Yoga, parlando delle ruote di energia che si sviluppano lungo la colonna vertebrale (i Chakra), mi disse che molto spesso è come se si accumulasse della polvere sopra, che alla lunga ricopre il vero volto delle cose che ci circondano, un po’ come una tempesta di sabbia può modificare l’aspetto - e a volte ricoprire interamente - un’intera città.
Con pratiche particolari è possibile soffiare via questa polvere e ‘contemplare’ come stanno le cose! E’ evidente, che, a tutti gli effetti, avremmo di fronte la visione di un altro mondo, dove si scoprono sottili connessioni nel tutto (le coincidenze ordinarie, o sincronicità junghiane)
Scrive Vittorio Gioacchini: “Siamo avidi di divertimenti, di novità. Il ‘nuovo’ è bisogno [...] dei ricordi più belli, del nostro benessere. E’ la cosa a cui siamo pronti ad aprire il nostro cuore arrendendoci per quelli che siamo, con le nostre miserie, in umiltà, accettare la sfida. Il nuovo è potenza, è fede, è l’età adulta libera di accettare il passato; è apertura, beatitudine, capacità senza limiti, vera coscienza. Chi trova il coraggio di essere piccolo, diventa grande e comunica. Chi no, è ignorante, è in ipnosi, nel comunicare subisce soltanto e non prova gioia. Bisogna osare portare alla luce la propria ipnosi frutto segreto di passati condizionamenti, accettarla, affrontarla e conquistarla, aver coraggio d’aver paura perchè la paura è spinta vitale. [...] E’, l’ipnotismo, magia del comando malefico, ma anche benefico, liberatorio, scienza d’incanto.”

http://www.infotel.it/moon/ting/t1/ipnosi.html (articolo di Vittorio Gioacchini)


Ipnosi e parola tra persuasione e retorica

Può la sola parola essere tanto potente?
Nella nostra vita siamo circondati da parole. Spesso una persona che abbiamo incontrato di sfuggita ci rimane in mente proprio perchè ha detto quella frase.
Nel prologo del vangelo di Giovanni viene fortemente evidenziato il primato ontologico del Verbo, rifacendosi da una parte al tema veterotestamentario della Parola e della Sapienza Divina, creatrici del mondo, dall’altra alla cultura ellenica del Logos eracliteo (intelligenza divina e benefica dell’universo).
In tutte le culture primitive la tradizione orale costituiva la base della saggezza, tanto che alcuni ricercatori distinguono il periodo prima della scrittura come un periodo magico, opposto a quello tecnico, iniziato dall’invenzione della scrittura.
In queste epoche ancestrali, il cervello veniva utilizzato in modo molto differente da quanto avvenga oggi. Attualmente infatti non abbiamo quasi mai la necessità di ricordare qualcosa: nella nostra vita lavorativa e nella gestione delle pubbliche relazioni abbiamo bisogno di una grande quantità di dati: scadenze, numeri telefonici, news aggiornate; per questo abbiamo creato apparati molto sofisticati per il reperimento delle informazioni (anche in tempo reale, basti pensare ad una trasmissione televisa o radiofonica in diretta, e alle potenzialità di videoconferenze, chat e trasmissione di frandi quantità di dati con Internet); questo fatto ha portato certamente ad un minor carico da parte della mente e della memoria.
Pauwels e Bergier ne ‘Il mattino dei maghi’ affermano: “Se si fosse realmente attratti dal futuro, lo si sarebbe anche dal passato, si andrebbe a cercare il proprio bene nei due sensi del tempo, con lo stesso interesse. Non sappiamo niente o quasi niente del passato. Tesori dormono nelle biblioteche. Noi che pretendiamo di amare l’uomo preferiamo immaginare una storia [...] di centinaia di migliaia di anni di ignoranza contro qualche lustro di sapere.”
Paul Watzlawick in ‘Il linguaggio del cambiamento’ mette in luce come la retorica e la sofistica dei filosofi presocratici precorra la moderna ricerca della comunicazione.
Nell’antica Grecia, chi si interessava alla filosofia spesso non era un semplice letterato. Antifonte - segnalato da Watzlawich come caso di studio della sua tesi - è noto come indovino, poeta epico, formidabile parlatore: scrisse ‘Intorno all’interpretazione dei sogni’, ‘Intorno alla verità’, ‘Intorno alla concordia’, ‘Il Politico’, ‘L’arte dell’immunità dal dolore’.
Possiamo leggere nei frammenti relativi ai presocratici: “[...] egli aveva la capacità di curare per mezzo della parola, gli affetti e, conosciute le cause, placava i malati. [...] poteva persuadere di qualunque argomento parlasse. Promise di tenere conferenze intorno alla liberazione del dolore, nella convinzione che non avrebbero nominato nessun male così grave che egli non potesse togliere dalla mente.
Gabriele Boselli, autore di un saggio illuminante sul significato di relazione, riprende l’idea di Pauwels e Bergier: “Tutti sono attraversati dalle parole e, per loro tramite, da tutti i pensieri e le emozioni provate dagli uomini che vennero prima”.
La parola non è solo vista come veicolo di sentimenti, di concetti eclettici, di idee innovatrici, ma anche come modo di relazionarsi o di rapportarsi con l’Altro. Il sociologo sapientemente distingue tra forme di comunicazione di tipo più ‘commerciale’ (quelle regolate dal Mercato, ente che sovrasta abilità professionali, documentati risultati e buone intenzioni, per desoggettualizzare, appiattire, uniformare l’incontro tra cliente e professionista) e tipi di interazione fondata sulla gratuità, sulla extraeconomicità, sull’interesse sincero per la persona che abbiamo di fronte, che ci fa da specchio.
Se la prima specie di rapporti ha sempre un fine (e una fine), i legami profondi hanno in sé l’idea di continuità: la comunicazione con mio figlio avrà a che vedere con la considerazione che io ho di mio padre, il conferire coi miei allievi è modellato su quanto ho dialogato coi miei professori.

Non mi spaventa tanto il silenzio, quanto la facilità di parlare.

Erick Havelock - Cultura orale e civiltà della scrittura da Omero a Platone
Fernando La Greca - Il divano di Antifonte. Psicoterpaia strategica nell’Atene del V sec. a.C. - Università Salerno
Gabriele Boselli - L’insegnante e l’altro -
(http://www.cadnet.marche.it/postprogrammando/l’ins. e l’altro.htm)
Vangelo secondo Giovanni, a cura di Piero Rossano - BUR
Apertura, luogo di parole

SOMMARIO
INTRODUZIONE 2
IPNOSI: LA STORIA 4
L’IPNOSI E TECNICHE DI RILASSAMENTO DERIVATE 7
IPNOSI E TRATTAMENTI CORPOREI 8
IPNOSI E PNL 9
DALLA PNL ALLA PNL3: ENNEAGRAMMA ED ESAGRAMMA 11
IPNOSI TRADIZIONALE (IMPOSITIVA O DIRETTA) 12
IPNOSI ERICKSONIANA 12
IPNOSI PSICODINAMICA 13
IPNOSI E RELIGIONE 13
IPNOSI E ESP 14
IPNOSI E GRAFOLOGIA 15
IPNOSI E SPORT 16
SUGGESTIONE, AUTOSUGGESTIONE E AUTOIPNOSI 18
IPNOSI DA PALCOSCENICO 18
IPNOSI E CINEMA 20
IPNORAPINE 21
IPNOSI E MEDICINA: LA RIDUZIONE DEL DOLORE E IL CANCRO 21
IPNOSI E MTC 23
IPNOSI E CONTROTRANCE 23
IPNOSI REGRESSIVA 25
IPNOSI E IL METODO SCIENTIFICO: UN MODELLO GEOMETRICO 27
IPNOSI E RISVEGLI 28
IPNOSI E PAROLA TRA PERSUASIONE E RETORICA 29

Alessandro Marchisio


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